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Pensione anticipata a 64 anni, tanti i vincoli. Altrimenti si affaccia lo spettro dei 71 anni

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Per chi non ha versamenti prima del 1996, sia la pensione di vecchiaia che la pensione anticipata sono vincolate al loro stesso importo. Difficoltà in più per chi cerca l’accesso alla pensione.

Non bastavano i contributi da raggiungere nel caso della pensione anticipata o il binomio età-contributi per la pensione di vecchiaia. Ai contributivi puri, che sono coloro privi di contribuzione antecedente il 1° gennaio 1996, viene chiesto un requisito aggiuntivo per la propria pensione. Si tratta del vincolo di importo della pensione. Un requisito in più tutt’altro che facile da raggiungere. Ed è un requisito che riguarda sia le pensioni anticipate destinate proprio ai cosiddetti contributivi puri che le pensioni di vecchiaia. E per queste ultime ai contributivi puri si affaccia lo spettro della pensione a 71 anni.

Pensione anticipata contributiva

Se a livello generale per pensione anticipata si parla di quella misura completamente distaccata da limiti anagrafici, non è così per una particolare misura destinata ai soggetti privi di contributi versati al 31 dicembre 1995. Si chiama pensione anticipata contributiva, misura per la quale la quota di uscita è 64+20

In pratica servono almeno 64 anni di età e almeno 20 anni di contributi, ma non basta. Occorre infatti rispettare il limite di importo della prestazione.

Per essere ammesso al pensionamento, il lavoratore deve arrivare  giorno dell’uscita ad una pensione pari a 2,8 volte l’importo dell’assegno sociale Inps. Per capire l’importo minimo che la pensione deve avere occorre fare riferimento a quanto stabilisce annualmente l’Inps. Infatti per quanto riguarda l’assegno sociale, riferito al corrente anno 2021, tale soglia è pari ad euro  460,28.

In altri termini per accedere alla pensione anticipata contributiva, un lavoratore oltre ad avere 64 anni di età compiuti, 20 anni di contribuzione versata, anzianità assicurativa successiva al 31 dicembre 1995, dovrà allo stesso tempo ottenere una pensione pari a 1.288,78 euro al mese. Senza quest’ultimo requisito niente accesso a questa pensione anticipata.

Pensione di vecchiaia per contributivi, a volte non bastano 67 anni di età

La pensione anticipata contributiva per forza di cose si incastona con la pensione di vecchiaia ordinaria. Infatti in linea di massima, il lavoratore che non riesce ad ottenere la pensione anticipata contributiva a 64 anni, per mancanza di uno qualsiasi dei requisiti prima citati, dovrebbe virare verso la pensione di vecchiaia ordinaria, aspettando cioè i 67 anni di età. Infatti appare quanto meno difficile ipotizzare che un lavoratore che non riesce ad ottenere la pensione anticipata contributiva possa aspirare nel giro di ulteriori 3 anni di lavoro, ad arrivare ai 42,10 anni di contributi richiesti dalla pensione anticipata ordinaria (per le donne sarebbero 41,10 anni di contribuzione).

Infatti un lavoratore prossimo ai 40 anni di contribuzione non dovrebbe avere molte difficoltà a rispettare anche il requisito minimo di importo della pensione, cioè i prima citati 1.288 euro circa al mese. Diverso il caso di chi invece ha una carriera corta alle spalle, cioè di 20 anni o poco più. In questo caso è assai probabile che il tetto delle 2,8 volte l’assegno sociale non sia facilmente centrabile.

E allora il lavoratore deve spostare avanti l’obbiettivo, passando da una ipotetica uscita a 64 anni, non fruibile per via dell’importo minimo della pensione, all’uscita canonica a 67 anni con la pensione di vecchiaia ordinaria con almeno 20 anni di contributi versati.

Ma anche per la pensione di vecchiaia ordinaria, i cosiddetti contributivi puri devono sottostare ad un altro limite piuttosto radicale che riguarda sempre l’importo della pensione.

Infatti per chi non ha versamenti antecedenti il 1996, la pensione di vecchiaia non si centra solo completando i 67 anni di età ed i 20 anni di contribuzione minima versata. Occorre altresì rispettare una volta ancora una soglia minima di pensione. Stavolta però è più bassa rispetto alla pensione anticipata contributiva che prevedeva un assegno pari ad almeno  2,8 volte l’assegno sociale vigente. Infatti occorre che la pensione di vecchiaia ordinaria liquidata sia di importo pari ad almeno 1,5 volte l’assegno sociale.

Per il 2021, se si parla di aver maturato un assegno di pensione di importo superiore a 1,5 volte l’assegno sociale, significa ottenere una pensione pari ad almeno 690,42 euro.

Senza centrare anche questo requisito, la pensione di vecchiaia slitterebbe a 71 anni, quando basterebbero 5 anni di contributi e quando questo limite minimo che dovrebbe avere la pensione, viene meno.

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