Pensioni, Confedir: requisito vecchiaia 63 anni di età, 37 di contributi

Anief chiede la reintroduzione di quota 96, il riconoscimento del lavoro usurante per il personale della scuola, del servizio svolto nel sistema nazionale di istruzione e nei passaggi di ruolo, della fine della trattenuta su TFR. Udir la possibilità per i dirigenti scolastici, di rimanere, a domanda, fino a 70 anni.

Si è svolto presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali un Tavolo tecnico di studio sulla riforma del sistema pensionistico e specificatamente sulla “Flessibilità in uscita” con la partecipazione di tutti i sindacati confederali. La Confedir, rappresentata da Stefano Cavallini, membro del direttivo nazionale Anief, ha presentato una memoria dettagliata sul tema che riconosca la peculiarità di ogni professionalità nella pubblica amministrazione.

Per l’amministrazione erano presenti il capo di Gabinetto del ministero, dottoressa Valeria Capone, la sua vice, dottoressa Paola Bozzaro e il direttore generale per le politiche previdenziali, dottoressa Concetta Ferrari.

Le proposte presentate dalla Confedir partono dalla richiesta di fissare come requisito generale di vecchiaia l’età di 63 anni con 37 anni di contributi, in media con tutti i Paesi dell’OCDE, rispetto agli attuali 67 anni e 43 anni di contributi della legislazione vigente.

Inoltre al fine di aumentare l’assegno pensionistico si è sottolineata la necessità urgente, per tutti i lavoratori, di:

* agevolare il RISCATTO DEGLI ANNI DI FORMAZIONE UNIVERSITARIA, considerando tutta la formazione universitaria, senza restrizione e comprendendo quindi anche gli anni universitari fuori corso, i master, i corsi di perfezionamento, etc. e IL RICONGIUGIMENTO CONTRIBUTIVO.

* riconoscere IL SERVIZIO SVOLTO IN ALTRO RUOLO DELLA PA (passaggi di ruolo) o NEL SISTEMA NAZIONALE DI ISTRUZIONE (paritaria, IeFP, etc.);

* ridefinire LA LISTA DEI LAVORI GRAVOSI, che attualmente annovera i soli docenti dell’infanzia tra gli insegnanti, ed USURANTI tenendo conto delle denunce di bornout registrate nell’ultimo decennio e di stress da lavoro correlato con particolare attenzione al personale del comparto istruzione e sanità, prevedendo finestre come per il personale delle forze dell’ordine, dell’esercito;

Per il personale docente, educativo ed ata della scuola, si è chiesto di ripristinare quota 96 come definita prima dell’approvazione della Riforma Fornero onde anche agevolare il ricambio generazionale e ridurre il GAP tra l’età degli insegnanti e dei discenti, oggigiorno tra i più alti al mondo.

Sempre per il comparto istruzione, in ragione dell’alto tasso di precarietà, si è raccomandata la possibilità per tutti i lavoratori di permanere in servizio fino al 70 anno di età, anche con mansioni diverse dalla didattica frontale e di tutoraggio, al fine di poter versare una maggiore quota di contributi.

Per il personale dirigente, si è richiesta la possibilità a domanda di rimanere fino al compimento del 70 anno di età.

Infine, così come avviene nel settore privato e vista la privatizzazione del rapporto di lavoro nel pubblico impiego, si è richiesto di cessare la trattenuta del 2.5% sul TFR di tutti i dipendenti e dirigenti pubblici.

IL COMMENTO DEL PRESIDENTE ANIEF-UDIR, SEGR. ORGANIZZATIVO CONFEDIR

“Le questioni relative al sistema pensionistico nel pubblico impiego devono essere affrontate tenendo conto delle specifiche mansioni, qualifiche e professionalità, del mutamento delle condizioni di lavoro che spesso costringe a carriere discontinue, prova ne è il lungo precariato che spesso abbiamo assistito nel mondo della scuola, dello stress da lavoro correlato, del sistema di accesso e di reclutamento, della funzionalità del servizio.

In base a questi fattori, devono essere predisposte delle “finestre” aggiornate che permettano ad alcune categorie di lavoratori di andare in quiescenza anche senza ulteriori penalizzazioni”.

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