Pensioni, con quota 100 fino a tre anni in meno di lavoro per docenti ed ATA

di redazione
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La riforma sulle pensioni avanzata da Lega e Movimento 5 Stelle sta infuocando gli animi del dibattito politico, tra chi sostiene che la riforma sia impraticabile e chi che sia inevitabile.

Quota 100

La riforma proposta da Lega e Movimento 5 Stelle punta ad istituire una quota 100 che permetterebbe di andare in pensione con una somma tra contributi e anni di lavoro pari a 100, con almeno 35 anni di contributi.

Quanto ci costerebbe?

Molte le voci che si sono alzate contro la proposta giallo-verde. Tra queste quella di Cottarelli, mister spendingreview, che così ha commentato: – ‘Io ho piu’ volte detto che secondo me non possiamo avere una riforma che ci fa spendere di piu’ in termini di pensioni. Credo che quello sia un problema’. ‘Si possono fare aggiustamenti alla legislazione – ha aggiunto – anche per categorie che sono particolarmente a disagio. Ma spendiamo purtroppo gia’ troppo’.

Tre anni in meno di lavoro per docenti ed ATA

Come abbiamo più avolte avuto modo di dire, i docenti coinvolti in una possibile quota 100 potrebbero essere circa 100mila, mentre gli ATA 47mila.

Si tratta di numeri importanti, dato che, ricordiamo, il turn-over si aggira generalmente intorno ai 25mila pensionamenti per docenti e meno della metà per gli ATA.

Una riforma del genere potrebbe portare docenti ed ATA potenzialmente coinvolti a lavorare fino a tre anni di meno, rispetto alle attuali regole.

Un “turn-over” potenziato che viene visto di buon occhio anche dai docenti precari che attendono i posti liberarsi per stabilizzare la propria situazione lavorativa.

Cifre diffuse da Italia Oggi

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