Pensioni, chi non ha ancora 36 anni di contributi può lavorare fino a 70 anni. L’emendamento di Fratelli d’Italia al decreto milleproroghe

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C’è anche la possibilità per i dipendenti pubblici di spostare in avanti la pensione. Lo prevede un emendamento di Fratelli d’Italia al decreto milleproroghe che sarà votato la prossima settimana.

La forza politica di maggioranza ha infatti segnalato l’emendamento a giustificazione del fatto che si voglia dare attenzione al tema.

Ecco il testo

Matera, Melchiorre, Liris, Lisei
Dopo il comma 9, aggiungere il seguente: 

Per i dipendenti pubblici che hanno raggiunto il sessantasettesimo anno di età e non hanno raggiunto i 36 anni di contributi pensionistici possono, su base volontaria, richiedere che la permanenza in servizio prosegua fino al raggiungimento del settantesimo anno di età. Spetta all’amministrazione pubblica presso la quale il dipendente presta servizio accogliere la richiesta. Dall’attuazione della disposizione del presente comma non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Nel frattempo si lavora per la riforma delle pensioni e abbandonare la legge Fornero.

La richiesta di Cgil, Cisl e Uil è nota e prevede una flessibilità in uscita a partire dai 62 anni senza penalizzazioni esplicite (oltre quella implicita che si ha versando meno contributi e prendendo l’assegno per più tempo). Ma non solo: nella riforma bisognerà prestare attenzione ai giovani con una pensione di garanzia e l’uscita con 41 anni di contributi senza limiti di età.

Tuttavia, come riferisce l’Ansa, è probabile che la strada sarà quella degli interventi low-cost,  per cui è probabile che si proponga una misura di flessibilità che penalizzi le uscite anticipate rispetto all’età di vecchiaia.

La legge di bilancio 2023 prevede inoltre che chi è in possesso dei requisiti per la quiescenza tramite Quota 103, potrebbe anche scegliere un rinvio del pensionamento, utilizzando il cosiddetto Bonus Maroni.

Si tratta di un incentivo pari alla quota di contributi a carico del lavoratore dipendente che sarà immessa direttamente nello stipendio. Si stima una percentuale di circa il 9,19%.

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