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Pensioni anticipate 2023: le ipotesi di riforma a 62, 63 e 64 anni

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Vediamo le proposte per la riforma pensioni 2023: dai 62 ai 64 anni l’uscita anticipata.

Come avevamo annunciato in un precedente articolo la riforma pensioni è rimandata al 2022 ed avrà effetti solo a partire dal 2023. Il termine ultimo che si è fissato il governo per la presentazione è  entro la presentazione del Documento di economia e finanza (aprile 2022) e, quindi, ha a disposizione circa 4 mesi per trovare una soluzione ai problemi previdenziali.

Il primo tavolo di discussione dovrebbe essere fissato per la prossima settimana fermo restando che il pacchetto pensioni della Legge di Bilancio conterrà quanto già previsto: quota 102, proroga di opzione donna, ape sociale e ampliamento dei contratti di espansione. E anche se la quota 102 non piace ai sindacati, Draghi al riguardo appare irremovibile.

Qualsiasi altra decisione, quindi, è rimandata al DEF.

Riforma pensioni 2023

Ma per la riforma che si andrà a definire all’inizio del prossimo anno delle ipotesi sono già sul tavolo e riguardano i possibili pensionamenti a 62, 63 e 64 anni. Scopriamo quali sono.

64+20: ovvero l’estensione della pensione anticipata contributiva (che richiede appunto 64 anni di età ed almeno 20 anni di contributi) che oggi è riservata ai soli ricadenti nel sistema contributivo puro, anche a coloro che hanno contributi versati prima del 1996, scegliendo il ricalcolo contributivo della pensione, ovviamente.

In questo caso è necessario anche il raggiungimento dei un determinato importo dell’assegno (oggi fissato a 2,8 volte il minimo INPS per i contributivi puri) che potrebbe rientrare nel range 1,5/2,5 volte l’assegno sociale INPS.

62+20 (o 25): questa è un’opzione che richiedono le parti sociali. I sindacati, infatti, richiedono a gran  voce una flessibilità a 62 anni e per assecondare questa richiesta si potrebbe lavorare su un’uscita a 62 anni con 20/25 anni di contributi e, naturalmente, penalizzazioni.

63 anni quota Tridico: si tratta della proposta avanzata da Pasquale Tridico di permettere l’accesso alla pensione a 62/63 anni con la sola quota di pensione contributiva, per ricedere la quota retributiva della pensione solo al compimento dei 67 anni. Una proposta sostenibile per le casse dello Stato che, però, non piace molto ai sindacati.

63+41: la cosiddetta quota 41 per tutti ma con un’età anagrafica d’accesso fissata a 63 anni. La quota 41, infatti, non è ammissibile per il governo perchè slegata ad una età minima. Proprio per questo motivo la Lega ha proposto inizialmente una quota 103 (62+41) per poi modificarla in una 104 (63+41).

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