“A 63 anni per errore INPS tornerò in classe per altri quattro anni”

di Elisabetta Tonni
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Dietro al pasticcio fra Miur e Inps per la verifica dei requisiti per andare in pensione, ci sono persone in carne e ossa, ognuna con la sua storia, ognuna in grado di causare effetti anche su altri docenti.

Emma Linardi è una di queste. Il nome è di fantasia, la storia è vera. La messa in dubbio della sua pensione ha negato il trasferimento ad un’altra docente: Tiziana Simonetti, anche qui nome di fantasia per una storia vera e documentata. Tiziana ha anche rischiato di perdere il posto dove era titolare che nel frattempo era stato destinato a un altro docente con richiesta di mobilità.

La storia di Emma

Emma ha 63 anni e ha maturato i requisiti per la pensione di servizio: 42 anni e sette mesi. È arrivata a questo traguardo anche grazie al riscatto degli anni di laurea e al servizio pre-ruolo. Eppure rischia di dover riprendere servizio il primo settembre per altri quattro anni, cioè fino a che non raggiungerà il limite massimo di età anagrafica, 67 anni, per ritirarsi dal lavoro.

Belle speranze

Emma, dopo aver verificato con il sindacato il raggiungimento dei requisiti per la quiescenza, inoltra la domanda alla scuola dove insegna, un istituto nel quartiere Esquilino, in pieno centro a Roma. Il posto è strategico e molto ambito dai docenti. Oltretutto nella scuola si respira un clima di equilibrio e armonia. Volendo, Emma potrebbe anche prolungare il suo servizio, ma a conti fatti decide per il no. Rimanere ancora in classe per altri anni significherebbe far lievitare il suo assegno pensionistico di una cifra irrisoria. Quindi, ad aprile decide per lasciare il suo amato posto ad altri insegnanti, comunque più giovani di lei.

La doccia fredda arriva dall’Inps

La scuola comunica i dati al Ministero e il MIUR, dopo aver verificato la correttezza della domanda di risoluzione del rapporto di lavoro, provenienti anche da altri istituti, nei termini fissati dal D.M. n. 919/2017, passa all’INPS gli elenchi dei pensionandi per il 2018. Nell’elenco c’era anche Emma Linardi.

E qui succede il pastrocchio: non si sa come, non si sa perché, a Emma vengono riconosciuti solo gli anni di ruolo, cioè 33 anni. L’Inps ha cancellato con un colpo di spugna gli anni pre-ruolo e quelli del riscatto universitario. La notizia arriva ai primi di luglio con una lettera a casa indirizzata a lei e alla docente che, con una domanda di mobilità, avrebbe dovuto ottenere la cattedra lasciata libera da Emma.

Inizia il calvario

Emma non ci sta. Si reca presso l’ufficio Inps per chiedere conto e lì comincia un rimpallo: viene prima dirottata in un’altra sede Inps; minaccia di incatenarsi, viene spedita di nuovo al Miur per accertamenti: inutili, perché il Ministero conferma l’esistenza dei requisiti, e quindi viene reindirizzata agli uffici Inps. Come una pallina da ping pong, viene di nuovo sbattuta fra le sedi romane del Torrino e di Giulio Romano. Ma l’andirivieni non mette fine alla querelle e lei è ancora in attesa di sapere se il primo settembre sarà in pensione. Sì, perché a tutt’oggi la cattedra risulta ancora occupata da lei e l’altra docente, Tiziana ha perso la possibilità di trasferirsi in un posto che aveva tutto il diritto di occupare.

Nel frattempo, Tiziana…

 

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