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Pensioni 2022: le ipotesi di riforma virano su Ape sociale potenziata e quota 97

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Pensionamenti anticipati 2022: le proposte sono tante ma solo due sembra avere i presupposti di essere accettate.

La pensione quota 100 si avvicina inesorabile alla scadenza naturale del suo triennio di sperimentazione e fervono ipotesi e proposte per sostituirla il prossimo anno. Ovviamente un intervento è necessario per evitare lo scalone di 5 anni che la scadenza della misura provocherebbe, ma tale intervento, oltre a fornire una flessibilità un uscita ai lavoratori deve essere anche economicamente sostenibile per le casse dello Stato.

Pensioni e pensionamenti 2022

Le proposte, come abbiamo detto, sono state molte ma nella maggior parte dei casi poco sostenibili: da una parte la quota 41 che avrebbe un impatto troppo forte sui conti pubblici e avrebbe bisogno, per essere sostenibile di penalizzazioni troppo pesanti (si era pensato ad un ricalcolo interamente contributivo come oggi avviene con l’opzione donna). La quota 102, una sorta di quota 100 che richiede due anni in più per l’accesso che sarebbe a 64 anni invece che a 62, ma sempre con 38 anni di contributi, potrebbe non piacere all’UE che già bocciò a suo tempo la quota 100.

La proposta di Tridico con 62 o 63 anni a quote non piace ai sindacati, ma neanche ai lavoratori che dovrebbero attendere, per avere tutta la pensione spettante, comunque i 67 anni.

Attualmente sembrerebbe che le uniche ipotesi che potrebbero trovare spazio nella legge di Bilancio possano essere la pensione con Ape sociale potenziata, che in ogni caso permette l’accesso solo a categorie di lavoratori bisognose di tutela, e la quota 97 con penalizzazioni.

Per quel che riguarda l’Ape sociale la proroga appare assai probabile visto che si sta lavorando anche all’ampliamento dei lavoratori gravosi  che potrebbero accedervi ed il governo sa di dover intervenire in ambito previdenziale per tutelare i lavoratori più fragili ed esposti. E proprio per questo motivo l’Ape sociale potrebbe essere la misura giusta: assicura flessibilità in uscita a 63 anni ma non per tutti ma solo per chi ne ha davvero bisogno.

Per quanto riguarda la quota 97 proposta dall’ex governatrice della regione Lazio (potete trovarla spiegata in questo articolo: Pensione con 62 anni e 35 anni di contributi: la proposta presentata alla Camera) appare una misura sostenibile dal punto di vista economico visto che, alla fine, l’anticipo è a carico del lavoratore che andrebbe incontro ad una penalizzazzione sull’assegno del 2% per ogni anno di anticipo.

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