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Pensioni 2021: anticipo riscattando periodi di non lavoro con la Pace contributiva

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contributi figurativi

La Pace contributiva, come funziona e cosa occorre sapere per sfruttarla entro la fine del 2021, quando la misura cesserà il suo triennio di sperimentazione.

Il 2021 sarà l’ultimo anno in cui funzionerà la Pace contributiva. La pace contributiva è stata introdotta dal decreto n.4 del 2019, probabilmente tra i decreti più importanti introdotto dal governo gialloverde, il primo governo Conte con Lega e Movimento 5 Stelle in maggioranza. Si tratta del decreto che introdusse Quota 100, pensione e reddito di cittadinanza, ma anche la Pace contributiva. E grazie a questa misura alcuni lavoratori hanno la facoltà di riscattare e rendere utili ai fini pensionistici alcuni periodi che non hanno copertura contributiva. La misura è sperimentale ed è stata varata per il triennio 2019-2021. Pertanto il 2021 è l’ultimo hanno in cui si potrà sfruttare la misura.

I beneficiari della Pace contributiva 2021

È possibile ancora per tutto il 2021 cercare di riscattare i periodi di assenza di contributi durante la carriera. Una soluzione ideale per i lavoratori a cui mancano degli anni di contribuzione per poter andare in pensione. In assenza di ipotetiche proroghe per la misura, il 31 dicembre prossimo sarà la data ultima entro cui sfruttare la possibilità. Ecco perché per il lavoratore che ancora non possiede il requisito contributivo minimo per ottenere un trattamento pensionistico anticipato, la Pace contributiva potrebbe tornare utile.

Naturalmente tale facoltà o possibilità non è aperta a tutti i lavoratori perché occorre avere determinati requisiti. Quello fondamentale è l’anzianità contributiva che non deve essere antecedente il 1996. Infatti la misura nasce per i cosiddetti contributivi puri, lavoratori che hanno iniziato la carriera lavorativa e quindi, che hanno iniziato a versare contributi, a partire dal 1° gennaio 1996, data di entrata in vigore del sistema contributivo come promosso dalla riforma delle pensioni di Lanfranco Dini.

Possono essere riscattati ai fini previdenziali i periodi di assenza di versamenti che sono sopraggiunti tra la data del primo versamento di contributi presso una gestione Inps e la data dell’ultimo versamento. In pratica, non possono essere riscattati periodi antecedenti l’inizio della carriera lavorativa o successivi alla fine della stessa carriera.

Pace contributiva, come funziona il riscatto

C’è comunque un limite agli anni da riscattare. Infatti la misura prevede la possibilità di rendere utili alla pensione massimo 5 anni derivanti dall’utilizzo di questa Pace contributiva. Va sottolineato che non è possibile riscattare quei periodi che, anche se scoperti da contribuzione da lavoro effettiva, sono coperti da contribuzione figurativa, da ricongiunzione, da qualsiasi altra forma di riscatto dei contributi o da prosecuzione volontaria.

La possibilità è destinata ai lavoratori che risultano iscritti presso l’Assicurazione generale obbligatoria, presso i fondi sostitutivi ed esclusivi della medesima e presso la Gestione Separata. In pratica, tutti i lavoratori iscritti a gestioni Inps. La facoltà del riscatto con la Pace contributiva non può essere utilizzato da chi in pensione già ci è andato e magari vorrebbe aumentare l’importo del proprio rateo riscattando fino a 5 anni con la Pace contributiva. Non possono avere accesso alla misura coloro che hanno versamenti antecedenti il 1996 in qualsiasi gestione obbligatoria questi contributi sono stati versati, comprese le casse dei professionisti.

Per quanto riguarda la Pace contributiva vanno considerati anche i contributi eventualmente versati in uno Stato membro della Unione Europea o in un Paese che con l’Italia ha stretto convenzione dal punto di vista previdenziale. Per quanto detto è evidente che siano esclusi anche i beneficiari della pensione con Opzione Dini. Infatti anche se con la pensione con questo regime agevolato, che consente la quiescenza di vecchiaia con soli 15 anni di contributi, l’assegno è calcolato interamente con il sistema contributivo, essendo presenti per l’opzione, periodi antecedenti al 1996, tali lavoratori sono esclusi a priori dalla Pace contributiva.

La data del 31 dicembre 1995 è fondamentale per poter avere accesso alla misura. Un caso limite per venire esclusi dalla possibilità di riscatto con la Pace contributiva è quello di un accredito di contributi antecedente il 1996, magari derivante da altri riscatti (esempio quello della laurea) o da contribuzione figurativa.

Collocazione temporale dei periodi da riscattare

Ricapitolando, è data facoltà ai lavoratori senza contributi a qualsiasi titolo versati prima del 1° gennaio 1996, di riscattare i periodi scoperti da contribuzione intervenuti tra l’anno del primo e l’anno  dell’ultimo contributo versato, anche in questo caso, a qualsiasi titolo e cioè obbligatorio, volontario, figurativo, da riscatto o ricongiunzione. Non è necessario che il primo e l’ultimo contributo siano stati accreditati nella medesima gestione previdenziale, purché entrambe siano in capo all’Inps e quindi presso l’Assicurazione generale obbligatoria, presso i fondi sostitutivi ed esclusivi dell’Ago, presso le gestioni speciali dei lavoratori autonomi come artigiani, commercianti e lavoratori agricoli) e presso la gestione Separata Inps.

I 5 anni di vuoti di contribuzione riscattabili possono essere anche privi del requisito della continuità. Il riscatto non è gratuito e prevede il versamento di un corrispettivo da parte del richiedente. Il calcolo di quando versare segue le regole del sistema contributivo. Il riferimento va all’imponibile dell’ultimo anno di contribuzione versata (ultime 52 settimane). Il totale di questo imponibile va moltiplicato per l’aliquota vigente nella gestione previdenziale in cui andrà ad operare il riscatto dei contributi. Il risultato equivale ad un anno di riscatto. Evidente che per riscattare 5 anni occorrerà moltiplicare quel risultato per cinque o in definitiva, per gli anni che si intende riscattare.

Se non si tratta di anni interi, occorre riproporzionare tutto in mesi, cioè dividere l’imponibile previdenziale passato tramite l’aliquota della cassa previdenziale di riferimento, per 12 e moltiplicarlo per i mesi che si intende riscattare.

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