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Pensione quota 100 con riscatto laurea o ultimi 4 anni di part time: cosa conviene?

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Meglio scegliere la pensione quota 100 subito con riscatto laurea o una pensione di vecchiaia con gli ultimi 4 anni in part time?

Conviene sostenere l’onere di riscatto per gli anni di studio universitario per poter accedere alla quota 100 oppure è maggiormente conveniente procedere alla scelta del lavoro part time per gli anni che separano il docente dalla pensione di vecchiaia? Ovviamente la scelta è personale e anche la reale convenienza di una scelta o dell’altra, ci possiamo limitare, nel rispondere ad una nostra lettrice, ad elencare i pro e i contro in entrambe le scelte:

Buonasera,
sono un’insegnante di scuola media di 62 anni e ho maturato a oggi 34 anni di contribuzione. Riscattando i 4 anni di Laurea potrei usufruire da settembre 2022 della pensione con quota 100 ma dovrei pagare circa € 63.000 per il riscatto. Avendo la necessità di diminuire l’orario di lavoro vi chiedo se e’ più conveniente continuare con un part time per
gli ultimi 4 anni e di quanto verrebbe eventualmente ridotta la pensione o se sarebbe meglio la soluzione quota 100. Grazie per un cortese riscontro.

Quota 100 o part time?

Ovviamente a valutare la convenienza o meno di una delle due scelte può essere solo e soltanto lei. Se sceglie di procedere con il riscatto, sostenendo l’onere che le hanno indicato che, tra l’altro, non è affatto indifferente, potrà avere diritto fin da subito (1 settembre 2022) con la quota 100 e con 38 anni di contributi su cui verrà calcolata la pensione spettante.

Scegliendo, invece, di continuare a lavorare in part time per i 4 anni che la separano dalla pensione di vecchiaia, ovviamente, non dovrà sostenere l’onere del riscatto risparmiando oltre 60 mila euro. La riduzione dell’importo della pensione dipenderà dalla percentuale di part time, dalla retribuzione e dalla contribuzione versata. Se riduce della metà il lavoro svolto con contribuzione pari alla metà di quella versata nel corso del lavoro full time rischierebbe vedersi liquidare una pensione leggermente più bassa a causa dei minori contributi versati ma questa perdita, in parte, verrebbe controbilanciata dal coefficiente di trasformazione maggiormente favorevole applicato al compimento dei 67 anni rispetto a quello che sarebbe applicato a 63 (ipotetica uscita con la quota 100).

In ogni caso sul piatto della bilancia delle perdite/guadagni, deve considerare sempre i 63mila euro per il riscatto laurea di cui necessita per l’uscita con quota 100 che, sicuramente le permetteranno di raggiungere un assegno lievemente più alto a 63 anni, ma che nel caso della pensione di vecchiaia con part time non dovrebbe sostenere.

Altra considerazione da tenere presente nel valutare la convenienza di una scelta rispetto all’altra è anche quella relativa al fatto di dover continuare a lavorare, seppure in part time, per altri 4 anni: ed in questo caso a pesare su una scelta piuttosto che l’altra sono anche le condizioni di salute del lavoratore e i benefici derivanti da una interruzione anticipata del rapporto di lavoro. Per questo, come le dicevo, la scelta della convenienza non può che essere personale.

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