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Pensione per motivi di salute: non sempre è possibile l’anticipo

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Cosa si può fare se non si è in grado, per motivi di salute, di continuare a svolgere il proprio lavoro.

Non sempre malattie o patologie permettono di anticipare la pensione. Nei casi in cui la prosecuzione del rapporto di lavoro non appare possibile, come ci si deve comportare per non arrecare danno a se stessi e al proprio datore di lavoro? Vediamo possibili soluzioni rispondendo alla domanda di una nostra lettrice che ci scrive:

Spett.li, Mi permetto,  scusandomi, di porvi un quesito riguardo una delicata situazione che mi riguarda. 
In seguito ad un evento tragico di lutto nel 2018 nella mia famiglia, sono caduta in depressione. In seguito sono stata presa in cura presso un Cim di Roma, avendo già sofferto in precedenza di uno stato di anoressia superata apparentemente bene. Sono nata nel 1959 e presto servizio nella scuola dal 1995 come docente  precaria e di ruolo dal 2008. Ho sempre avuto rispetto, devo dire meritato, verso i miei dirigenti e anche la massima comprensione. Ma quest’anno non sono proprio in grado di  prestare servizio  poichè ho avuto una ricaduta. Come posso uscire da questa situazione senza arrecare danno a nessuno? Pensione anticipata per motivi di salute è possibile? Non ho neanche la forza di andare ad un sindacato, perchè non vedo via d’uscita,  chiedo scusa se vi scrivo,  Grazie e distinti saluti .

Pensione per motivi di salute

Quella che erroneamente viene definita “pensione per motivi di salute” altro non è che la pensione di invalidità o di inabilità lavorativa che viene riconosciuta, ai dipendenti pubblici come lei, solo nei casi in cui venga certificato dalla commissione medica di riferimento che è presente una patologia invalidante che non permette la prosecuzione del servizio.

Nel suo caso, con 62 anni di età e con 26 anni di contributi circa, è da escludere qualsiasi possibilità di anticipo pensionistico, a meno che non sia titolare di un fondo pensione complementare che le permetta l’accesso al prepensionamento con la RITA. Tale misura permette al dipendente che ha compiuto almeno 62 anni di essere accompagnato alla pensione di vecchiaia da una rendita erogata dal fondo integrativo attingendo al capitale versato ma solo se sono presenti almeno 20 anni di contributi effettivi versati ed almeno 5 anni versati nel fondo complementare.

Preso atto che, escludendo la RITA, dovrà attendere i 67 anni per potersi pensionare, cerchiamo di capire come uscire dalla situazione in cui si trova senza arrecate danno a nessuno.

Le alternative sono diverse e la prima è senza dubbio quella di presentare certificato medico stando attenti a non superare il periodo di comporto. In ogni caso il mio consiglio è quello di far valutare la sua depressione per comprendere se la stessa le possa permettere di accedere ad un pensionamento per inabilità o una destinazione a diversa mansione che le consenta di prestare servizio in altro modo.

Un’altra alternativa, ma in questo caso deve considerare che non le spetta retribuzione, è quella di prendere un anno sabbatico In questo caso non c’è bisogno di nessuna motivazione o giustificazione, se negli ultimi 10 anni non ha mai fruito di questo tipo di aspettativa, quindi, può presentare richiesta in carta semplice al suo dirigente portando a riferimento solo la legge 448/1998, articolo 26, comma 14. Ovviamente il riconoscimento dell’aspettativa in questione è subordinata alle esigenze di servizio. (per approfondire consigliamo la lettura di: Anno sabbatico per docenti e Dirigenti, cos’è e come funziona. La guida).

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