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Pensione: niente neutralizzazione oltre i 5 anni che precedono la decorrenza

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Pensione e neutralizzazione dei contributi dannosi, la Cassazione conferma il vincolo dei 5 anni precedenti come base solida per utilizzare lo strumento.

Una novità proveniente dalla Suprema Corte di Cassazione fuga qualsiasi dubbio sull’istituto della neutralizzazione dei contributi.

In materia previdenziale quando si parla di neutralizzazione si parla di quell’istituto che permette di eliminare dal calcolo della propria pensione, alcuni periodi di contribuzione che danneggiano l’assegno da percepire. Lo strumento della neutralizzazione, chiamato pure e

Neutralizzare o sterilizzare i contributi nocivi per la pensione è possibile ma solo in alcuni casi. Va detto che neutralizzare o sterilizzare alcuni periodi di contribuzione significa portare ad un aumento del proprio assegno previdenziale. Ma non è sempre facile, soprattutto alla luce di una recente sentenza della Cassazione che ha confermato alcuni limiti allo strumento.

Contributi dannosi, quali sono e perché sono dannosi

È il sistema retributivo che produce l’effetto della contribuzione dannosa in alcuni casi. Infatti una delle cose positive del sistema contributivo, basato sul montante dei contributi versati e non sulle ultime retribuzioni è proprio l’equità del calcolo della prestazione. Si percepisce una pensione perfettamente in linea con i contributi accumulati. Nel sistema retributivo invece la pensione è liquidata sulla base delle ultime retribuzioni.

Evidente che se le ultime retribuzioni sono più basse di quelle più lontane nel tempo, si corre il rischio di vedersi ridurre l’assegno. Nel sistema retributivo tanto più alte sono le ultime retribuzioni, tanto più alto è l’assegno di pensione spettante. Non è raro che l’istituto della sterilizzazione dei contributi sia stato oggetto di pronunce degli organi della giurisprudenza. E la sentenza della Cassazione di cui parliamo oggi è solo l’ultima di tutta una serie di pronunce.

Sterilizzazione dei contributi ma solo negli ultimi 5 anni che precedono la prestazione

Il principio fondamentale che da forza allo strumento della sterilizzazione dei contributi è che gli ultimi anni di stipendio, se troppo basso, non devono incidere negativamente la quota retributiva di un assegno previdenziale.

Lavoro part time sul finire della carriera, disoccupazione indennizzata Inps e così via. Sono davvero vari i motivi per i quali uno stipendio di un lavoratore negli anni immediatamente precedenti quello in cui si va in pensione, si abbassa. E come anticipato, se si abbassa lo stipendio si abbassa anche la pensione perché si riduce la quota retributiva della pensione stessa.

Va detto che tutti i contributi versati dopo aver già maturato il diritto alla pensione, possono essere sterilizzati. Ma si può andare indietro fino ai 5 anni precedenti la data di pensionamento. Inoltre, come già detto, la sterilizzazione deve riguardare solo la parte retributiva delle pensione. L’interessato infatti deve chiedere, nel caso di contribuzione penalizzante, all’Inps, di provvedere al liquidare la pensione senza tener conto di alcuni periodi di contribuzione che rischiano di far perdere soldi allo stesso richiedente in termini di assegno pensionistico.

Cosa ha sancito la sentenza 26442/2021 della Suprema Corte di Cassazione

La Suprema Corte di Cassazione si è espressa su un principio spesso disatteso ma fondamentale per le pensioni, ovvero sul principio di irriducibilità del livello dell’assegno previdenziale già raggiunto. L’argomento è spinoso dal momento che l’istituto della neutralizzazione dei contributi nasce proprio per donare vantaggio a pensionati che si trovano periodi dannosi per l’importo della propria pensione.

Gli ermellini della Cassazione hanno sancito che “non è possibile neutralizzare le minori contribuzioni godute anteriormente al quinquennio antecedente alla decorrenza della pensione”. In altri termini, anche se questi periodi hanno prodotto danno alla pensione, ridotta come importo proprio per via di questi periodi, la neutralizzazione dei contributi non può essere utilizzata.

Nel merito della questione, i giudici sono dovuti intervenire per fugare qualsiasi incertezza e per detonare qualsiasi interpretazione diversa sull’argomento. Resta il diritto a favore dei lavoratori del settore privato di neutralizzare i contributi dannosi, sempre che questi non siano necessari per la maturazione del diritto alla pensione.

I Giudici hanno sancito che devono essere rispettate tre condizioni per poter dare vita a questa neutralizzazione. Nello specifico:

  •         La minore retribuzione, dannosa per il calcolo della pensione, per essere neutralizzata deve essersi verificata negli ultimi 5 anni prima della decorrenza della prestazione pensionistica;
  •        Che la contribuzione cancellata dal calcolo, non deve influire sul diritto alla pensione;
  •          Che l’importo della pensione, al netto dei contributi neutralizzati, deve essere superiore all’importo della pensione al lordo della stessa contribuzione.

Non poteva esprimersi diversamente la Suprema Corte dal momento che la neutralizzazione nasce per evitare un calo dell’assegno pensionistico scaturito da una attività lavorativa con retribuzione inferiore alle medie generali del lavoratore, negli ultimi 5 anni di carriera.

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