Pensione in anticipo per tutti: l’ipotesi allo studio del Governo. Si punta al ricalcolo del contributivo

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Sulle pensioni c’è grande fermento: non solo le misure già presentate in legge di bilancio dal Governo (il testo adesso dovrà passare dalle Camere). L’esecutivo Draghi pensa ad ulteriori interventi che magari possano venire incontro alle richieste dei sindacati.

Secondo quanto segnala La Repubblica, l’ipotesi allo studio prevede un anticipo pensionistico per tutti, ricalcolando l’assegno col contributivo. Una sorta di Opzione Donna per tutti.

E il modello Opzione donna è proprio la base da cui partire: il governo l’ha rinnovata per un anno alzando l’età a 60 anni per le dipendenti e 61 per le autonome: un rialzo che molti partiti vorrebbero rivedere durante l’iter parlamentare della manovra.

Pensioni, novità su Opzione Donna: ecco cosa cambierà nel 2022

Nel 2022 l’85% dei pensionati sarà nel sistema misto: una quota retributiva sempre più piccola maturata fino al 1995 e poi tutto contributivo.

Tutto ciò vorrà dire avere un assegno per il 65% calcolato secondo il metodo contributivo, in base cioè ai contributi versati e non agli ultimi stipendi. Ecco che il sacrificio del ricalcolo – il “taglio” – sarebbe via via sempre più modesto.

Secondo l’Inps, 297.320 è la platea di lavoratrici e lavoratori ancora tutti nel retributivo al 31 dicembre 2020: hanno tra 57 e 67 anni e almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, prima della riforma Dini. Parliamo dell’1,3% appena del totale dei lavoratori.

I sindacati al momento propongono, nella loro piattaforma, l’uscita a 62 anni o 41 di contributi a prescindere dall’età. Ma la situazione attuale richiede compromessi e soprattutto mediazione e alla fine potrebbero accettare la “proposta Nannicini” di qualche tempo fa: uscita a 64 anni di età con 20 di contributi e ricalcolo contributivo dell’assegno.

I vantaggi di Opzione Tutti sarebbero tre: prima di tutto concedere libertà di scelta – esco quando voglio, ma prendo quanto versato -, pesare sui conti solo come anticipo di cassa e non come spesa viva e appaiare vecchie e nuove generazioni, prosegue La Repubblica.

La generazione “Quota Zero”, quindi i post 1996, potranno lasciare tre anni prima (oggi a 64 anni con 20 di contributi) con l’assegno tutto contributivo. Tuttavia ci sarà un vincolo: avere una pensione pari almeno a 2,8 volte l’assegno sociale (cioè 1.381 euro). Altrimenti devono aspettare i 67 anni e però avere una pensione pari almeno a 1,5 volte l’assegno sociale (690 euro). In alternativa andare via sopra i 70 anni, forse anche a 75 per la speranza di vita.

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