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Pensione, il Covid riduce l’aspettativa di vita ma non l’età pensionabile

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Anche se il COVID ha portato ad una riduzione della speranza di vita, l’età pensionabile non si riduce ma nella migliore delle ipotesi resta invariata.

La pandemia di COVID ha ridotto la speranza di vita in media di 1,2 anni (anche se la riduzione è più marcata al nord che a sud). La speranza di vita alla nascita nel 2020 si attesta a 82 anni con differenze di genere: 79,7 anni per gli uomini, 84,4 anni per le donne.

Fino a prima della pandemia l’indicatore era sempre stato in crescita e come è noto a partire dal 2013 questo indicatore influisce sull’età pensionabile. Proprio dal 2013, infatti, è entrato in vigore il meccanismo che porta l’età pensionabile a salire ogni biennio proprio in relazione all’aumento dell’aspettativa di vita.

Già nel 2021 l’aumento dell’età pensionabile non c’è stato, dopo che già 4 aumenti erano scattati nel 2013, 2015, 2017 e 2019 per un aumento di 12 mesi sull’età pensionabile.

Nel 2021, grazie ad una variazione nulla, l’aumento non è scattato e si prevede uno stop anche nel 2023 quando sarebbe previsto un nuovo rialzo di 3 mesi dell’età per accedere alla pensione.

Quello che molti lavoratori si stanno chiedendo è se la riduzione dell’aspettativa di vita causata dal COVID possa in qualche modo ridurre l’età pensionabile. La risposta è no perchè anche se l’aspettativa di vita è negativa non c’è una riduzione poichè la norma stabilisce che per ogni biennio l’aumento non può essere superiore a 3 mesi e non può essere negativo.

In ogni caso, se la speranza di vita si riduce e manda il dato in negativo il dato per il 2023/2024, l’età per accedere alla pensione di vecchiaia resta confermata a 67 anni e la diminuzione sarà trasferita sul biennio successivo (nel 2025): in caso di incremento, quindi, si dovrà sottrarre quando non sottratto nel biennio precedente.

Facciamo un esempio pratico: Se nel 2023 l’età pensionabile per effetto dell’adeguamento dovesse ridursi di 3 mesi,  il dato non inciderà sull’età pensionabile di quel biennio rimanendo confermati i 67 anni. Ma sul biennio successivo se anche l’età pensionabile dovesse aumentare di 3 mesi si azzererebbe l’aumento per effetto del recupero dei 3 mesi non compensati nel biennio precedente e l’età pensionabile rimarrebbe di 67 anni anche nel 2025.

DI fatto, quindi, la riduzione dell’aspettativa di vita non riduce l’età pensionabile ma potrebbe prolungare lo stop agli aumenti per un biennio in più rimandando al 2027 il successivo aumento. Ovviamente non per avere certezza di un aumento o meno dell’età di accesso alla pensione è necessario attendere la variazione del biennio alla fine di quest’anno.

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