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Pensione: i contributi della Naspi ne aumentano l’importo?

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Pensione Opzione donna

Pensione opzione donna troppo penalizzante per la lavoratrice; quando conviene versare i volontari per la pensione anticipata ordinaria?

Le donne che lavorano possono fruire di una importante riduzione dell’età pensionabile grazie all’opzione donna. La misura consente il pensionamento a partire dai 58 anni a fronte di un ricalcolo interamente contributivo dell’assegno previdenziale, penalizzazione bilanciata, in ogni caso, dal largo anticipo sulla pensione di vecchiaia. Rispondiamo ad un nostro lettore che, per la situazione della moglie, ci scrive:

Buongiorno e grazie per i vostri articoli sempre interessanti e che ci tengono sempre aggiornati. Mia moglie è infermiera professionale in una struttura privata con 38 anni di servizio e 60 anni di eta dopo una simulazione al patronato percepirebbe una pensione di circa 800€ con una penalizzazione gravosa, attualmente è in malattia per stato ansioso dal oltre un anno, se superasse il periodo di comporto di 540 gg (periodo max nel triennio mobile del loro CCNNLL SANITA PRIVATA) verrebbe licenziata e subentrerebbe la NASPI per 2 anni arrivando a circa 62 anni di età e 40 anni di contributi. Vorrei sapere se questi anni di inattività lavorativa con malattia e NASPI aumenterebbero l’importo della sua pensione e cosa consiglia di fare.

Contributi Naspi e pensione

Sua moglie potrebbe andare in pensione fin da subito con l’opzione donna che, però come lei stesso sottolinea, è molto penalizzante. Se dovesse superare il periodo di comporto ed essere licenziata durata l’erogazione della Naspi accumulerebbe altri 24 mesi di contributi figurativi.

Con l’opzione donna i contributi figurativi e quelli da malattia non concorrono al raggiungimento dei 35 anni di contributi ma se una lavoratrice raggiunge i 35 anni in questione senza figurativi di Naspi e malattia, gli stessi contributi figurativi, che non possono essere utilizzati per il diritto alla pensione, sono utili al calcolo della pensione e, quindi, ne aumentano l’importo, soprattutto quando la pensione è calcolata con il sistema contributivo come lo è l’opzione donna.

Potendo accedere all’opzione donna al termine della Naspi a 62 anni e con 40 anni di contributi, però, sua moglie anticiperebbe la pensione di soli 2 anni rispetto a quella anticipata ordinaria (che richiede 41 anni e 10 mesi di contributi) e quello che mi chiedo è: val la pena subire una penalizzazione così pesante sull’assegno per anticipare solo 2 anni? Ovviamente se non si hanno alternative la convenienza c’è sempre.

Ma se ne avete la possibilità la cosa migliore, economicamente parlando, è quella di versare i contributi che mancano al raggiungimento dei 41 anni e 10 mesi di contributi attraverso i contributi volontari per fare in modo che la signora possa accedere al pensionamento al compimento dei 64 anni ma con una pensione piena.

In ogni caso quello che vi consiglio, prima di prendere una qualsiasi decisione, è quella di rivolgervi ad un patronato per avere una simulazione della pensione spettante con l’opzione donna e con ricalcolo contributivo a 62 anni  e una della pensione che le spetterebbe con 2 anni di versamenti volontari e senza ricalcolo contributivo considerando che, in ogni caso la convenienza di qualsiasi scelta dipende anche dalla situazione personale e familiare.

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