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Pensione: i 41 anni e 10 mesi di contributi bastano ancora a prescindere dall’età?

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Non bisogna confondere la nuova quota 103 con la Legge Fornero. E purtroppo i media stanno creando una gran confusione nei lavoratori parlando delle varie misure previdenziali. Facciamo un pò di chiarezza rispondendo ad una nostra lettrice che ci scrive:

Buon giorno 
Questa estate ho fatto  una visualizzazione della mia situazione pensando di  andare in pensione con quota donna. Mi è stato sconsigliato, come vedo fa spesso anche lei, a causa dell’importante perdita con il passaggio al contributivo e la decurtazione; ma mi è stato prospettato di poter andare in pensione    il data 1 settembre 2024 grazie appunto al raggiungimento dei 41 anni e 10 mesi. Adesso leggendo mi sembra di capire che il requisito di 41,10 mesi non risulti più sufficiente  da solo ma che sia accessibile solo se si ha in aggiunta il requisito dell’età.Avendo iniziato a lavorare nella scuola giovane e avendo riscattato il riscattabile, preruolo e anni di studio, è quindi diventato impossibile andare lo stesso in pensione senza tornare all’idea dell’opzione donna? Cordialmente

Pensione con 41 anni e 10 mesi di contributi

Solitamente sconsiglio l’uscita con l’Opzione donna, a meno che non sia strettamente necessaria, proprio per le eccessive penalizzazioni che prevede sull’assegno. E soprattutto se, entro breve, c’è la possibilità di cogliere un’altra uscita. Come nel suo caso.

Non facciamo confusione, però, nel considerare le misure che nel 2023 saranno in vigore. Il Governo introdurrà, dal 1 gennaio al 31 dicembre 2023 una nuova misura che prenderà il posto dell’attuale quota 102. La quota 103 che richiederà per accedere 62 anni di età e 41 anni di contributi, e la misura sarà valida per tutti, sia per gli uomini che per le donne.

La pensione che, invece, lei vorrebbe cogliere nel 2024 è la pensione anticipata ordinaria, una misura strutturale prevista dalla Legge Fornero. Non soggetta a scadenza. Questa misura, quindi, resterà in vigore fino a quando non interverrà un riforma delle pensioni strutturale che andrà ad abolire o modificare l’attuale legge previdenziale in vigore (la Monti-Fornero, appunto, entrata in vigore nel 2012). E per il 2023, ancora, non è stato previsto alcun cambiamento.

Questa misura continuerà a richiedere, indipendentemente dall’età, 41 anni e 10 mesi di contributi alle donne e un anno in più agli uomini. E questi requisiti resteranno invariati fino al 31 dicembre 2026. Dal 1 gennaio 2027, invece, torneranno a essere soggetti ad adeguamento all’aspettativa di vita ISTAT.

I 41 anni e 10 mesi di contributi, quindi, continuano ad essere sufficienti da soli, senza un requisito anagrafico che li accompagni, per accedere alla pensione anticipata ordinaria. Nulla è cambiato rispetto allo scorso anno, quindi, e nulla cambierà nel 2023. Se non che scadrà la quota 102 e che al suo posto entrerà una quota 103. Ma queste sono cose che non toccano minimamente persone che, come lei, vogliono pensionarsi con la pensione anticipata prevista dalla Legge Fornero. Che non è stata modificata e non lo sarà, dalla Legge di Bilancio 2023.

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