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Pensione e riforma 2023: chi riguarda il rischio del contributivo?

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Lo spauracchio del calcolo interamente contributivo spaventa i lavoratori che temono per l’importo dell’assegno che gli potrebbe spettare.

La riforma pensioni e ancora il tema caldo del momento. Si continua a discutere su quelle che potrebbero essere le decisioni del governo per il prossimo anno ed intanto, i lavoratori prossimi alla pensione temono cambiamenti in negativo che possano mettere a rischio non solo la possibilità di pensionamento ma anche l’importo dell’assegno fino ad ora maturato.

Rispondiamo alla domanda di un nostro lettore che ci chiede:

Gentilissima Dott.ssa Del Pidio, sono un lavoratore della pubblica amministrazione, leggo sempre con molta attenzione quanto pubblica sul web soprattutto in materia previdenziale e pensionistica.
Soprattutto in quest’anno 2022 essendo prossimo al pensionamento anticipato. Infatti il 18 ottobre 2022 avrò 42 anni e 10 mesi di contribuzione e, quindi, il 18 gennaio 2023, 43 anni ed 1 mese.
Poichè in questo periodo si dibatte molto di riforma previdenziale paventando purtroppo ipotesi completamente “contributive”  mi trovo in una situazione in cui maturerò il diritto con le attuali norme vigenti (ottobre 2022) e cioè la pensione anticipata “Fornero”, mentre l’erogazione della pensione decorrerà dall’anno prossimo (18 gennaio con pagamento il 1° febbraio) quindi probabilmente in presenza di un nuovo quadro normativo pensionistico. 
Poichè non mi è chiaro se la quantificazione dell’assegno pensionistico sarà calcolata in base alla normativa 2022 (anno di acquisizione del requisito quindi con sistema misto) oppure sarà legato alla normativa 2023 (anno di decorrenza dell’erogazione della pensione quindi purtroppo con possibilità di calcolo “contributivo”), ho pensato, facendo un piccolo sacrificio economica di circa un mese di stipendio, di cessare dal servizio intorno al 20 dicembre 2022. In questo modo oltre a trascorrere serenamente a riposo le festività natalizie e di fine anno, “forse” mi tutelerei da possibili penalizzazioni non sforando la cessazione dal servizio nel 2023? 
Credo sia ininfluente, però aggiungo che il prossimo maggio compirò 62 anni quindi non rientro in nessuna altra possibilità di uscita anticipata.

Premesso che nessuno di noi ha la sfera di cristallo e al momento non è facile capire quale tipo di riforma sarà approvata, le paiono una cautela ed un ragionamento fondati?
La ringrazio fin d’ora del Suo possibile riscontro e l’autorizzo, debitamente anonimizzato a pubblicare ovunque voglia il quesito ed il suo riscontro che magari potrà essere utile ad altri lavoratori nelle mie stesse condizioni.
Un cordiale saluto.

Riforma pensioni e rischio ricalcolo contributivo

Ovviamente è molto difficile prevedere quelle che saranno le decisioni dell’esecutivo in ambito riforma pensioni e, quindi, ipotizzare quello che accadrà il prossimo anno può derivare da una analisi delle condizioni attuali del sistema previdenziale e della storia della previdenza italiana. Ma, e ci tengo a sottolinearlo, si tratta soltanto del mio punto di vista che non deve dare alcuna garanzia a chi legge.

Penso sia altamente improbabile che il prossimo anno si estenda il calcolo interamente contributivo a chi ha contributi versati nel sistema retributivo. E spiego il perchè. Difficilmente una riforma è retroattiva e quasi mai ha effetto sul passato. I contributi già versati sono nel sistema retributivo e questo non può essere abolito fino a quando esisterà un lavoratore che ha dei contributi in esso versati.

Il sistema contributivo fu  introdotto dalla Legge Dini del 1995, ma ha avuto effetto solo sui contributi versati a partire dal 1996. La legge Fornero nel 2012 ha esteso, poi, il sistema contributivo anche a chi aveva contributi versati prima del 1996, ma prevedendo che chi ne aveva almeno 18 anni versati prima di tale data potesse restare nel sistema retributivo fino al 2011. Non si cancellano diritti acquisiti.

Sicuramente una qualsiasi riforma della pensioni potrebbe portare ad un allungamento dei requisiti di accesso (già avvenuto con la riforma Fornero che ha creato migliaia di esodati e anche nel 2019 quando si è inserita la finestra di 3 mesi per la decorrenza della pensione anticipata ordinaria e della quota 100) prolungando, quindi, il tempo di lavoro necessario per poter accedere alla pensione. Ma difficilmente si può stravolgere un sistema di calcolo esistente.

In ogni caso, fino ad ora, quello che il governo ha fatto intendere è che l’eventuale ricalcolo contributivo riguarderà chi vuole anticipare rispetto alla Riforma Fornero e non si è mai parlato di un ricalcolo contributivo per tutti. Quello che bisogna capire è che le misure previste dalla legge Fornero sono sostenibili, non prevedono sconti sull’accesso alla pensione. Quello che si sta facendo in questo momento, in ogni caso, è lavorare su una maggiore flessibilità in uscita da affiancare alla legge Fornero (Draghi in una dichiarazione di qualche mese fa aveva affermato che la quota 102 era solo una misura ponte per tornare, poi, alla legge Fornero, a dimostrazione che non si intende stravolgere la riforma strutturale che abbiamo in vigore).

Altra considerazione da fare: se anche, per assurdo, qualcosa dovesse cambiare nel 2023 riguarderebbe solo e soltanto chi raggiunge il diritto alla pensione nel 2023. Nel suo caso, invece, il diritto alla pensione sarà maturato nel 2022 e, grazie alla cristallizzazione (che però potrebbe essere modificata da una qualsiasi nuova norma varata, a riprova che in Italia la certezza non c’è mai in ambito previdenzale) può essere esercitato anche in qualsiasi momento successivo e senza che eventuali modifiche o scadenze possano influire sullo stesso (si veda, ad esempio, la quota 100: è scaduta ma da chi ha cristallizzato il diritto può essere utilizzata alle stesse condizioni anche nel 2022).

Non serve, quindi, cessare il lavoro prima della fine dell’anno per garantirsi il diritto acquisito (diritto che acquisisce con il raggiungimento dei contributi necessari e non con la decorrenza della finestra di attesa); non è sforando la cessazione nel 2023 che potrebbe mettere a rischio la sua pensione (ovviamente se lo fa per trascorrere le feste in modo sereno è una sua scelta ma ci tenevo a dirle che non è utile).

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