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Pensione di vecchiaia a 67 anni di 515 euro: l’importo è giusto?

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Non sempre al compimento dei 67 anni spetta una pensione molto alta: ecco da cosa dipende.

Non sempre al raggiungimento del diritto alla pensione di vecchiaia l’importo dell’assegno spettante garantisce un tenore di vita dignitoso. In presenza di pochi contributi, infatti, l’assegno di pensione potrebbe essere anche piuttosto scarna. Rispondiamo alla domanda di una nostra lettrice che ci chiede:

Sono andata in pensione a 67 anni a Maggio 2021 ,con 21  anni di contributi e  una pensione di 515 euro mensili , è giusto?

Pensione di vecchiaia troppo bassa

E’ bene comprendere che la pensione altro non è che una restituzione di quanto versato a titolo di contributi nel corso della vita lavorativa (ovviamente rivalutato e rapportato agli anni che, secondo l’INPS e l’ISTAT, si percepirà la pensione).

Quasi mai la pensione spettante rispecchia l’ultimo stipendio percepito e, quindi, ci si deve preparare in ogni caso ad un abbassamento del reddito percepito.

Appare chiaro, quindi, che più contributi si versano e maggiore sarà l’importo dell’assegno di pensione. Quando si accede alla pensione di vecchiaia con il minimo contributivo (i 20 anni minimi richiesti per avere diritto al trattamento previdenziale) è possibile anche che la pensione spettante abbia un importo molto basso, inferiore ai 500 euro mensili.

In questo caso, se la pensione è calcolata con il sistema misto (contributivo/retributivo) si ha diritto all’integrazione al trattamento minimo che porta l’importo della pensione a 515 euro mensili. Nel suo caso, quindi, la pensione spettante era ancora più bassa di quanto in realtà percepisce e l’importo che le viene erogato, molto probabilmente, si raggiunge con l’integrazione al trattamento minimo.

Quello che è da tenere presente è che lavorando si versano contributi per un’aliquota contributiva che per i lavoratori dipendenti è del 33%: ogni 10000 euro percepiti a titolo di stipendio si versano 3300 euro a titolo di contributi in un anno.

Previsioni di pensione

Premettiamo che i nostri calcoli si riferiscono esclusivamente alle pensioni contributive risultando il calcolo retributivo troppo complesso da simulare senza conoscere le retribuzioni.

Se prendiamo uno stipendio medio di 25mila euro lordi l’anno, si verseranno, ogni anno, 8250 euro di contributi. In 20 anni di lavoro il montante contributivo maturato sarà di 165mila euro che, moltiplicato per il coefficiente di trasformazione relativo ai 67 anni (5,575%) restituisce una pensione annua lorda pari a 9198 euro, pari a una pensione mensile di 707 euro (ma parliamo di pensione lorda, e la netta sarà più bassa).

Questi i calcoli per chi ha versato per 20 anni contributi rapportati ad uno stipendio di 25 mila euro (circa 2000 euro lordi al mese); per retribuzioni più basse, ovviamente, il calcolo sarà meno conveniente.

Facciamo l’esempio di un insegnante di scuola elementare: a inizio carriera il compenso annuo è di poco superiore ai 19mila euro per arrivare a fine carriera a circa 28mila euro ma dopo 35 anni di servizio. Per un insegnante che si ferma a 20 anni di servizio lo stipendio massimo raggiunto è di circa 21500 euro annui. In questo caso i 20 anni di servizio vanno calcolati su una media di retribuzioni annue di 20mila euro (6600 euro di contributi l’anno per 20 anni 132mila euro di montante contributivo che restituiscono una pensione di circa 566 euro lordi mensili).

L’importo della pensione non è solo incrementato, quindi, dal servizio molto lungo ma anche dall’aumento di stipendio nella progressione di carriera.

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