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Pensione di reversibilità con due coniugi superstiti, le regole

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Alla morte di un pensionato il coniuge superstite ha diritto alla pensione di reversibilità, ma cosa accade quando i coniugi del defunto sono stati due? Ecco cosa prevede la normativa vigente.

Il decesso di un pensionato da diritto al coniuge e a determinati parenti di percepire la pensione ai superstiti. Soprattutto il coniuge superstite a determinate condizioni ha diritto all’assegno di reversibilità.

La pensione di reversibilità infatti è una forma sostengo per alcuni familiari superstiti di un pensionato. A volte una misura simile riguarda anche lavoratori non ancora pensionati che lasciano superstiti dopo il oro decesso, ma in questo caso è giusto parlare di pensione indiretta. Tornando alla pensione di reversibilità, oggi affrontiamo il caso del pensionato che in vita, si è sposato due volte (se non di più), lasciando di fatto, alla sua morte, un coniuge ed un ex coniuge.

E come vedremo, spesso la pensione di reversibilità va divisa tra i due coniugi superstiti di quello che per comodità da adesso chiameremo de cuius. La legge infatti stabilisce le norme in casi come questi, anche se spesso sono i giudici dei tribunali chiamati all’intervento a determinare le percentuali di reversibilità spettanti a ciascuno dei superstiti.

Pensione ai superstiti e pensione di reversibilità

Quando si parla di pensione ai superstiti si parla di quel contenitore che ha al suo interno le misure a sostegno dei familiari di un de cuius. Infatti la pensione  ai superstiti per la precisione, è un trattamento pensionistico che l’Inps eroga ai familiari si un soggetto deceduto e può essere di due tipi, cioè:

  • pensione di reversibilità;
  • pensione indiretta.

Come anticipato in premessa, la pensione di reversibilità riguarda un de cuius pensionato, mentre la pensione indiretta riguarda un de cuius non ancora pensionato e quindi un lavoratore.

La pensione di reversibilità spetta al coniuge, ma in determinate circostanze anche ai figli superstiti o addirittura, ad altri familiari.

Reversibilità coniuge divorziato, le regole

La pensione spetta sia al coniuge che eventualmente, al soggetto unito civilmente con il de cuius. Inoltre spetta anche al coniuge divorziato, ma rispettando determinate condizioni. Infatti per essere destinata all’ex coniuge occorre che:

  • Il coniuge superstite deve essere titolare del cosiddetto assegno  divorzile;
  • Il coniuge superstite non deve aver contratto nuovo matrimonio dopo il divorzio;
  • Il primo contributo previdenziale del de cuius deve essere antecedente la data della sentenza definitiva di divorzio.

Reversibilità con due coniugi

Come abbiamo visto prima, un ex coniuge per avere diritto alla reversibilità, tra le altre cose, non deve aver contratto un nuovo matrimonio con un soggetto terzo. Un ex coniuge che si risposa, perde il diritto alla reversibilità dell’ex marito. Ma cosa accade se invece è il de cuius ad essersi risposato?

È proprio questo il caso che affrontiamo, perché la reversibilità a norma di legge spetta sia al nuovo coniuge sia all’ex coniuge. Una normativa che presuppone però l’intervento del tribunale per chiarire quali sono le quote di reversibilità effettivamente spettanti a ciascuno degli aventi diritto.

Il primo fattore che determina la decisione del giudice riguarda alla quota di reversibilità da assegnare è la durata dei due matrimoni. Poi c’è la durata della convivenza tra i coniugi, e naturalmente in entrambi i matrimoni. Infine gli altri due fattori che in genere influiscono sulle pronunce degli ermellini sono le condizioni reddituali di entrambi gli aventi diritto e l’ammontare dell’assegno divorzile incassato dall’ex coniuge.

Il calcolo della reversibilità

Prima di approfondire ciò che i giudici di norma fanno, occorre sottolineare quali siano le percentuali di pensione che passano dal de cuius ai superstiti. Infatti la pensione di reversibilità è assegnata dall’Inps in base alla seguente tabella:

  • 60% della pensione del de cuius al coniuge solo;
  • 80% al coniuge con un figlio;
  • 100% al coniuge con due o più figli.
  • 70% ad un figlio in assenza di coniuge;
  • 80% a due figli in assenza di coniuge;
  • 100% tre o più figli in assenza di coniuge;
  • 15% ad un genitore in assenza di coniuge o figli;
  • 30% due genitori in assenza di coniuge o figli;
  • 15% un fratello o una sorella in assenza di coniuge, figli o genitori;
  • 30% due fratelli o sorelle in assenza di coniuge, figli o genitori.

Se per il coniuge non ci sono particolari problemi ad ottenere la reversibilità, perché l’unico vincolo è il reddito del superstite, per i figli non è così. Per ottenere la reversibilità con le percentuali della tabella soprastante, i superstiti non devono superare determinate fasce di reddito. In base al reddito si ha diritto al trattamento pieno (per esempio al 60% della pensione del de cuius in caso di un solo coniuge superstite) con reddito fino a 20.107,62 euro. La pensione di reversibilità si riduce del 25% per redditi compresi tra 20.107,62 e 26.810,16 euro, del 40% per redditi compresi tra 26.810,16 e 33.512,70 euro e del 50% per redditi superiori a 33.512,70 euro.

La reversibilità spetta ai figli se:

  • minorenni alla data del decesso del genitore;
  • inabili a prescindere dalla loro età, se a carico del genitore al momento del decesso;
  • maggiorenni fino a 21 anni di età, alle prese con corsi di studio o corsi di formazione equiparati a quelli di studio, senza lavoro, se a carico del genitore alla data del decesso;
  • universitari fino a 26 anni che non lavorano e che erano a carico al momento del decesso del pensionato.

Reversibilità, divisione tra coniugi superstiti

Se il de cuius si è risposato, la pensione di reversibilità spetta sia al coniuge divorziato che al coniuge superstite. Naturalmente entrambi devono avere i giusti requisiti, cioè quelli prima citati. Come abbiamo detto, la durata dei matrimoni e la durata della convivenza sono fattori determinanti nell’assegnazione di una maggiore quota ad un coniuge piuttosto che all’altro. Inoltre molto conta la situazione reddituale dei superstiti. Infatti l’ultimo coniuge deve avere una quota di pensione di reversibilità idonea a non far calare la condizione economica che il superstite avrebbe avuto con il pensionato in vita.

Allo stesso modo l’ex coniuge titolare di assegno divorzile (fattore anche questo determinante affinché anche un coniuge divorziato possa avere diritto alla pensione di reversibilità), deve essere salvaguardato dal mantenere le stesse condizioni di vita garantite dallo stesso assegno divorzile.

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