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Pensione di reversibilità alla moglie che lavora: limiti di reddito e riduzione di importo

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Con il decesso di un pensionato al coniuge superstite spetta la pensione di reversibilità, ma a determinate condizioni e soprattutto in base al reddito del superstite.

La pensione di reversibilità, o pensione ai superstiti spetta anche al coniuge superstite che ha una propria occupazione. Infatti non ci sono strutturali situazioni di incompatibilità tra pensione di reversibilità e lavoro proprio.

Esistono però delle condizioni da rispettare, perché la pensione di reversibilità, a differenza di ciò che la legge prevede per le pensioni di vecchiaia o per le pensioni anticipate, non è perfettamente cumulabile con il reddito da lavoro del beneficiario di questa prestazione ai superstiti.

Infatti la pensione di reversibilità è collegata alla situazione reddituale del richiedente ed in base a questa situazione si possono verificare riduzioni di importo della pensione di reversibilità o decadenza del beneficio.

Come vedremo in seguito infatti, la pensione ai superstiti (in genere il coniuge che rimane in vita dopo il decesso del pensionato), è strettamente collegata al trattamento minimo delle pensioni.

Pensione ai superstiti, i parametri reddituali da rispettare

Quando si verifica il decesso di un pensionato (ma anche di un lavoratore assicurato non ancora pensionato, anche se in questo caso non si parla di reversibilità ma di pensione indiretta), alcuni familiari possono beneficiare di un trattamento pensionistico.

La prestazione altro non è che la tutela che il sistema da ai familiari più stretti del defunto che a causa della morte del pensionato, rischiano di perdere il reddito utile al loro sostentamento. La reversibilità in genere spetta al coniuge superstite ed in particolari casi ai figli, ai genitori, ai fratelli o alle sorelle. In genere se la reversibilità non può essere erogata al coniuge superstite occorre che gli altri familiari siano in particolari condizioni di disabilità o di reddito per poter percepire il trattamento.

La pensione di reversibilità riguarda il coniuge (o chi per lui) di un defunto che era pensionato iscritto presso l’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti, oppure presso le gestioni speciali dei lavoratori autonomi quali artigiani, commercianti e agricoli, presso la gestione separata dell’Inps, le gestioni sostitutive ed esclusive dell’AGO ed in alcuni casi anche presso le casse professionali.

Come dicevamo però, non basta essere il coniuge di un defunto per incassare la pensione di reversibilità. Infatti occorre avere determinate condizioni reddituali e lavorative. Nulla vieta di percepire la pensione di reversibilità al coniuge superstite che ha un suo lavoro, ma occorre fare riferimento al parametro del trattamento minimo Inps, ovvero quel limite minimo di pensione erogabile che ogni anno l’Istituto aggiorna in base alla rivalutazione annuale dei prezzi dei beni di consumo.

Come incide il trattamento minimo Inps

Nel caso in cui il coniuge superstite o l’eventuale familiare superstite con diritto alla reversibilità, ha un lavoro, a prescindere che sia lavoratore autonomo o lavoratore dipendente, il redito da lavoro può incidere sull’importo della reversibilità. Infatti  sulla pensione di reversibilità potrebbe scattare una riduzione di importo con percentuale variabile in base proprio ai redditi da lavoro del superstite beneficiario dell’assegno.

Prima abbiamo citato il trattamento minimo Inps come parametro di riferimento per stabilire il diritto e poi l’entità della pensione di reversibilità erogata ad un familiare superstite di un deceduto. Per il 2021, in base agli aggiornamenti prima citati, il trattamento minimo Inps è passato dai 515,07 euro del 2020 agli attuali 515,18.

Per il limite reddituale derivante da questo trattamento minimo si moltiplica 515,18 per 13 mensilità e quindi per il 2021 la soglia è pari a 6.697,34 euro.

Cumulabilità della reversibilità con il proprio lavoro

La normativa di riferimento nello specifico prevede che se il reddito annuo ricavato dall’attività lavorativa del superstite  è superiore alle tre volte il trattamento del minimo INPS ma è comunque inferiore alle quattro volte scatta una decurtazione del 25% dell’importo originario della pensione spettante ai superstiti.

In pratica, con un reddito superiore a 20.092,02 euro ma inferiore a 26.789,36, scatta il taglio della pensione di reversibilità spettante pari al 25% dell’importo. In pratica se lo stipendio percepito da un lavoratore è tra i 1.546 ed i 2.060 euro al mese lordi, la pensione di reversibilità viene decurtata del 25%.

Per redditi più alti di 26.789,36 euro e fino a 33.486,70 euro (cioè fino a 5 volte il minimo) la decurtazione sale al 40%. E per redditi superiori alle 5 volte il minimo il taglio arriva al 50%.

Deroga alla riduzione di assegno

In presenza di redditi da lavoro quindi, la pensione di reversibilità è considerevolmente tagliata. Ma non sempre è così. Infatti esistono alcune deroghe che preservano l’importo della prestazione appannaggio dei superstiti.

Nel caso in cui oltre al coniuge superstite esistono altri soggetti che possono essere considerati co-titolari del diritto alla prestazione, la riduzione di importo può venire meno.

È il caso per esempio dei  figli minori o di quelli maggiorenni ma inabili. In questo caso nessuna decurtazione di trattamento nonostante nel nucleo siano presenti altri redditi.

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