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Pensione con quota 100, il lavoratore quanto perde al mese?

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Quanto si perde andando in pensione con la quota 100 rispetto alla pensione di vecchiaia? Considerazioni.

Quello che preoccupa maggiormente coloro che vogliono accedere alla pensione con la quota 100 è l’importo dell’assegno pensionistico. Quando la misura è entrata in vigore alcune dichiarazioni dell’allora presidente dell’INPS, Tito Boeri, crearono non poco scompiglio nei possibili fruitori della quota 100.

Boeri, nell’ottobre del 2018 dichiarò che chi opta per la pensione quota 100 rispetto a quella di vecchiaia potrebbe perdere il 21% dell’importo dell’assegno pensionistico rispetto a quanto avrebbe percepito andando in pensione a 67 anni con la pensione di vecchiaia.

La dichiarazione di Boeri ha suscitato, allora come ora, dubbi e perplessità sulla misura di pensionamento introdotta nel 2019 poichè molti hanno interpretato le sue parole come se la quota 100 nascondesse delle penalizzazioni. Ma così non è.

«Se il calcolo è interamente retributivo fino al 2011 e poi contributivo uscendo cinque anni prima si rinuncia a circa 500 euro al mese (lordi) che si sarebbero presi uscendo a 67 anni. In pratica a 67 anni si prenderebbe una pensione da 36.500 euro ma avendo versato contributi per altri cinque anni. Se invece si va in pensione prima non si versano contributi e si prendono 150.000 (30.000 per cinque anni) euro di assegni in più» disse Boeri.

Quanto si perde con quota 100?

Ma il ragionamento non fa una piega: anche chi opta per la pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, in sostanza, perde qualcosa sull’assegno se accede alla pensione prima dei 67 anni. La perdita va ricercata, quindi, nei minori contributi versati e non su eventuali penalizzazioni.

Con la quota 100, così come con la pensione anticipata, il calcolo dell’assegno pensionistico è senza tagli e senza penalizzazioni ed è effettuato interamente sul montante contributivo maturato al momento del pensionamento.

Chi sceglie la pensione di vecchiaia, invece della quota 100 a 62 anni, ad esempio, lavora di più versando 5 anni di contributi in più. Chi sceglie la quota 100, di contro, lavora 5 anni in meno e percepisce la pensione spettante, anche se di importo più basso, per 5 anni in più.

Poniamo ad esempio una pensione mensile di 2300 euro accedendo alla quota 100 a 62 anni. Se la stessa persona attendesse altri 5 anni per accedere con la pensione di vecchiaia, come dice Boeri, l’assegno potrebbe essere del 21% più alto (il calcolo di Boeri, in ogni caso, si riferisce al calcolo retributivo fino al 2011, quindi a coloro che al 1996 avevano versato almeno 18 anni di contributi), ovvero 2783 euro mensili di pensione, 483 euro di più al mese.

Accedendo alla pensione con la quota 100, di contro, percepirebbe dai 62 ai 67 anni, 13 mensilità annuali da 2300 euro per un importo totale, sull’anticipo, di 149500 euro.

Con 483 euro in più al mese,  si raggiungerebbe quella cifra in 309 mesi, ovvero 25 anni.

Ognuno, poi, si faccia i suoi conti sulla convenienza o meno dell’anticipo.

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