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Pensione con 62 anni e 35 anni di contributi: la proposta presentata alla Camera

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Nuova proposta di riforma pensione, uscita a 62 anni, con 35 anni di contributi e penalizzazione a scalare.

La pensione a 62 anni potrebbe anche non finire con la quota 100. Forza Italia ha presentato alla Camera, infatti, una proposta di riforma pensioni che prevede l’uscita a 62 anni con 35 anni di contributi. In questo modo si avrebbe la stessa età richiesta dalla quota 100 ma con 3 anni di contributi in meno da maturare. E con penalizzazioni a carico del lavoratore.

Pensione a 62 anni con 35 anni di contributi

Ormai questo sembra un dictat: l’anticipo deve pagarlo, in ogni caso il lavoratore, visto che le casse dello Stato non possono permetterselo.

La proposta, che arriva dall’ex governatrice del Lazio Renata Polverini, in un certo modo rispolvera anche una vecchia proposta di riforma, quella del DL857 presentata dal duo Damiano/Gnecchi, anche per quel che riguarda le penalizzazioni.

Ai lavoratori, quindi, sarebbe offerta la possibilità di pensionarsi a partire dal compimento dei 62 anni in presenza anche di almeno 35 anni di contributi, ma con una penalizzazione sull’assegno pari al 2% per ogni anno di anticipo. Un taglio massimo, quindi,

  • del 10%, sull’assegno pensionistico per chi decide di uscire a 62,
  • dell’8% per chi decide di uscire a 63 anni,
  • del 6% per chi decide di uscire a 64 anni
  • del 4% per chi esce a 65 anni
  • del 2% per chi anticipa l’uscita a 66 anni.

A rendere interessante la proposta, oltre alla penalizzazione che se ci si riflette non è poi così pesante (su una pensione di 1500 euro il taglio è di 150 euro se si decide di uscire a 62 anni), è anche il fatto che prevedendo 3 anni di contributi in meno rispetto all’attuale quota 100, sicuramente riuscirebbe a coinvolgere una platea più ampia di lavoratori.

Altra cosa interessante della proposta presentata è che l’assegno pensionistico per essere concesso dovrebbe arrivare ad una soglia minima di importo, in questo modo si potrebbero evitare non solo ripensamenti dopo il pensionamento (a cui non si potrebbe rimediare) ma anche la formazione di un certo numero di nuovi poveri.

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