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Pensione Ape sociale e requisito di 18 mesi di lavoro nei 36 precedenti, a chi si riferisce?

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L’Ape sociale richiede requisiti diversi da chi ha interrotto il rapporto di lavoro per scadenza contratto a termine.

L’Ape sociale spetta ai lavoratori disoccupati a seguito di licenziamento che hanno mantenuto lo status di disoccupati. In alcuni casi, però, spetta anche a chi è disoccupato a seguito di scadenza contratto a termine (al contrario della quota 41 che per scadenza contratto a termine non spetta mai).

Vediamo quali sono i requisiti richiesti per accedere all’Ape sociale ai lavoratori disoccupati, rispondendo alla domanda di un nostro lettore che ci chiede:

Buon giorno, sono un lavoratore licenziato dal 31/12/2013. In tutti questi anni ho lavorato solo pochi mesi, come stagionale. Quest’anno ho compiuto 63 anni e possiedo oltre 30 di contributi. Ho presentato all’ Inps domanda di requisiti per Ape sociale, e la risposta è stata che non ho diritto alla pensione, in quanto negli ultimi 36 mesi non ne ho lavorato almeno 18. Questo requisito non l’ho trovato mai su Internet. A questo punto quale altra possibilità mi resta per sognare di andare in pensione? Essendo stato licenziato da un contratto a tempo indeterminato da quasi 8 anni, non vi sembra che avrei ancora più diritto per andare in pensione? In attesa di un vostro riscontro, porgo cordiali saluti.

Ape sociale  contratto a termine

La pensione con l’Ape sociale per i lavoratori disoccupati prevede un requisito diverso in base che la disoccupazione derivi da licenziamento o da scadenza contratto a termine. Cerchiamo di capire la differenza.

L’Ape sociale spetta  ai lavoratori disoccupati che hanno compiuto i 63 anni e che hanno accumulato almeno 30 anni di contributi a patto che si trovino in stato di disoccupazione a seguito di licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa, risoluzione del contratto di lavoro consensuale nell’ambito della procedure di conciliazione obbligatoria. I lavoratori in questione devono aver terminato di fruire dal almeno 3 mesi dell’intera indennità di disoccupazione spettante.

In questo caso, quindi, come accade alla quota 41, la misura era preclusa da chi come ultimo impiego aveva avuto un contratto a tempo determinato scaduto e non era, quindi, di fatto stato licenziato.

Questo quanto prevedeva inizialmente la normativa che ha introddoto l’Ape sociale (legge di Bilancio 2017 legge 232 del 2016). La legge di Bilancio 2018 (legge 205 del 2017) poi ha introdotto un ampliamento che ha cercato di ricomprendere tra i beneficiari della misura anche i titolari di indennità di disoccupazione derivante da scadenza di contratto a termine ponendo una ulteriore condizione: nei 3 anni (36 mesi) precedenti l’evento di disoccupazione almeno 18 mesi doveva risultare come lavoro dipendente. Anche in questo caso l’accesso al pensionamento spetta dopo 3 mesi dalla conclusione dell’intera Naspi.

Se, quindi, negli ultimi 36 mesi non ha svolto lavoro dipendente per almeno 18 mesi non può richiedere la pensione con l’Ape sociale come disoccupato. Pur essendo stato licenziato nel 2013 ha perduto lo status di disoccupato con i lavori a termine che ha svolto come stagionale e in questi casi fa fede sempre la cessazione dell’ultimo rapporto di lavoro che nel suo caso, è con un contratto a termine.

Purtroppo con i suoi requisiti non ci sono altre alternative di anticipo pensionistico e dovrà attendere, per la quiescenza, dovrà attendere il compimento dei 67 anni per la pensione di vecchiaia.

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