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Pensione anticipata: restare in servizio per un altro anno alza l’assegno previdenziale?

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Conviene attendere un altro anno per il pensionamento di un docente? Vediamo come potrebbe cambiare l’assegno con un anno di lavoro in più.

Avvicinandoci alla data del 31 ottobre, data ultima per la presentazione della domanda di cessazione dal servizio per i dipendenti del comparto scuola, sono molti i nostri lettori che ci stanno scrivendo per avere chiarimenti prima di prendere una decisione definitiva.

Cogliamo l’occasione per rispondere alla domanda di una nostra lettrice che potrebbe essere di interesse anche per molti altri:

Buonasera, sono un’insegnante di 60 anni e sto per produrre domanda di pensione anticipata  ma ho delle perplessità. I requisiti li matureró ad agosto 2022 riscattando il diploma universitario Isef la cui richiesta è stata inoltrata nell’ottobre del 1988.Il primo quesito è: poiché avrò 61 anni e mezzo ,potrei beneficiare di un miglior trattamento pensionistico se rimango un altro anno a lavoro ,sia per il coefficiente di trasformazione e sia per un anno in più di contributi? Sono confusa ed indecisa perché sono ancora relativamente giovane ma non vorrei andare a lavorare un altro anno solo perché lo stipendio è un po’ più alto della pensione.Se il vantaggio economico è rilevante sia sulla pensione e sia sulla buonuscita ,allora ci resto , altrimenti no, anche perché temo che cambierà qualcosa in peggio  e magari mi toccherà fare altri anni di lavoro. Se vado in pensione a settembre 2023 avrò 42 anni e 8 mesi di servizio.
Cosa potrà peggiorare? Peggior coefficiente di trasformazione o abolizione della riforma Fornero?
Grazie se mi risponderà 

Conviene restare in servizio per un altro anno?

Escluderei fin da subito il timore che possa essere abolita la legge Fornero entro breve. Questo perchè in ogni caso la riforma pensioni che si sta preparando serve, innanzitutto, a rendere meno brusco il ritorno al pensionamento con tale legge e, di fatto, sarebbe inutile se la volontà è quella di cambiarla o abolirla. Escluderei, di fatto anche un peggioramento delle condizioni di accesso all’anticipata Fornero, visto che i requisiti della stessa rimangono bloccati rispetto all’adeguamento all’aspettativa di vita, fino alla fine del 2026.

Sicuramente lavorare un anno in più non potrà che incrementare l’importo del suo assegno: da una parte per l’anno di contributi in più versato e dall’altra per il coefficiente di trasformazione maggiormente conveniente applicato a 62 rispetto a quello applicato a chi ne ha 61.

Per quel che riguarda i coefficienti di trasformazione vengono aggiornati ogni biennio e si riducono per compensare gli effetti che l’aumento dell’aspettativa di vita avrebbero sull’assegno. Da quando i coefficienti di trasformazione sono stati inseriti, anno dopo anno, sono scesi al crescere dell’aspettativa di vita.

Ora dovrebbero essere aggiornati dal 1 gennaio 2023 e sull’aggiornamento dovrebbe pesare, in parte, anche la pandemia che non ha di certo fatto aumentare l’aspettativa di vita degli italiani. Proprio per questo motivo il prossimo aggiornamento dei coefficienti di trasformazione potrebbe essere favorevole a chi accederà alla pensione poichè per la prima volta potrebbe non portare ad una riduzione.

Ovviamente queste sono cose che non possono essere previste con oltre un anno di anticipo e per avere la certezza bisognerà attendere i dati ISTAT sull’aspettativa di vita il prossimo anno.

 

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