Pensione anticipata, riforma: possibile se si rinuncia al 25% dello stipendio. Maestre infanzia senza penalizzazione, è lavoro usurante

di redazione

La possibilità di andare in pensione anticipata sta prendendo corpo presso l’ANPE. Inizialmente sarà una sperimentazione, quindi potrebbe essere esteso a tutti.

Inizialmente sarà possibile soltanto per i nati  tra le fine del 1950 e il 1954: quest’ultimo potrà essere chiesto dall’anno prossimo a partire dai 63 anni di età e quindi a 3 anni e 7 mesi dal pensionamento di vecchiaia. Il periodo di sperimentazione del sistema dovrebbe essere di 2 anni e, per il momento, potranno uscire dal lavoro nel 2017 soltanto i nati fino al 1954, una volta compiuti 63 anni. Solo per le categorie disagiate (per chi percepisce una pensione fino a 1.200 euro netti) e logoranti (ad esempio chi lavora nell’edilizia o gli infermieri), l’anticipo dovrebbe essere sostanzialmente gratuito, perchè da restituire attraverso una soluzione fiscale praticamente “indolore”.

Chi percepirà una pensione lorda superiore a 1.500 euro e non rientra nelle professioni logoranti, per ogni anno di anticipo pagherà circa il 5% o il 6% dell’assegno, da restituire sempre in 20 anni. Se si è utilizzato appieno lo strumento, andando via 3 anni e 7 mesi prima, la quota oscillerà tra il 15% e il 18%. Vi è, anche , l’interesse alla banca e il premio assicurativo contro la premorienza; quindi, si arriva al 20-25% in meno dell’assegno.

Tra le novità quella del riconoscimento per le maestre d’infanzia dello status di lavoro usurante.

Di fatto, chi fa questo mestiere non dovrà rinunciare a parte dell’assegno pensionistico per andare a riposo in modo anticipato.

I sindacati frenano sul confronto sugli interventi in materia previdenziale da inserire nella manovra di bilancio, chiedono chiarimenti sulle risorse da stanziare e avvertono il Governo che l’intesa non è scontata.

il numero uno della Uil, Carmelo Barbagallo ha affermato che per poter dare un giudizio positivo il Governo deve investire sulla materia almeno due miliardi e mezzo. Il 21 settembre è fissato un incontro ‘politico’ tra il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti e i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil ma secondo Camusso sarà “difficile” che possa essere un incontro conclusivo. “Quando ci sarà un incontro ne discuteremo”, ha tagliato corto oggi il ministro Poletti mentre il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan si è detta fiduciosa sulla possibilità che il 21 settembre si trovi un’intesa anche se alcuni temi vanno ancora approfonditi e affinati.

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