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Pensione anticipata, ecco cosa si perde di assegno

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Calcolo dell’assegno, coefficienti e minori anni di contributi versati, ecco cosa lascia per strada il lavoratore che esce prima dal lavoro.

Andare in pensione prima, anticipare l’uscita dal mondo del lavoro ed arrivare al meritato riposo è un autentico sogno per chiunque.
Il lavoratore alle prese con mansioni pesanti, o con una carriera lunga e pesante, probabilmente accetterebbe di tutto pur di andare via dal lavoro.
Diverso il caso di cui fa un lavoro meno logorante. Questione di testa, fisico e situazioni contingenti.

La premessa è obbligatoria perché quando si parla di pensioni anticipate occorre dire che all’indubbio vantaggio del pensionamento prima del previsto, fa da contraltare una penalizzazione di assegno.

Un sacrificio che molti pensionati non conoscono o non sanno di dover subire nel momento che anticipano la quiescenza.
Questo è lapalissiano, a prescindere dal settore di impiego. Con le attuali regole del sistema, soprattutto per quanto concerne il calcolo contributivo della pensione, uscire prima significa percepire di meno.

Pensioni anticipate, diverse le misure

La pensione anticipata è un termine generale che si applica a qualsiasi misura che consente una uscita prima dell’età pensionabile canonica.
Al momento l’età pensionabile è fissata a 67 anni, che poi è quella della pensione di vecchiaia ordinaria.

Al giorno d’oggi sono tante le misure che consentono una pensione prima dei 67 anni di età. Alcune scompariranno il 31 dicembre prossimo, altre sono strutturali e probabilmente altre arriveranno se davvero il governo metterà mano alla riforma della previdenza.

Alcune misure non prevedono limiti di età. Parliamo della pensione anticipata ordinaria, quella che prima della riforma Fornero si chiamava pensione di anzianità.
E poi c’è la quota 41 precoci. Ma abbiamo anche la quota 100 a 62 anni, l’opzione donna a 58/59 anni, l’Anticipo pensionistico sociale a 63 anni, l’anticipata contributiva a 64 e così via.

Penalizzazione pensione anticipata, perché?

Minimo comune denominatore di qualsiasi misura di pensione anticipata è una penalizzazione di assegno.
Non si tratta di tagli specifici nel senso stretto del termine, cioè di penalizzazioni percentuali per anno di anticipo. La penalizzazione deriva dal meccanismo di calcolo della pensione. Tanto è vero che ciò che il pensionato in anticipo perde è variabile di caso in caso.

Nel sistema contributivo effettivamente, prima si lascia il lavoro, cioè in più giovane età si centra la pensione, meno si prende di assegno rispetto all’uscita classica a 67 anni.
Con il sistema contributivo infatti, il montante dei contributi diventa pensione dopo essere trattato con dei coefficienti di trasformazione.

Il montante contributivo è l’insieme di tutti i contributi versati nella carriera, naturalmente ed opportunamente rivalutati e poi passato per questi coefficienti.
E sono proprio questi coefficienti che sono tanto meno favorevoli quanto più giovani si esce d lavoro.

Infatti uscire a 67 anni da diritto, a parità di contribuzione versata, ad una pensione più alta rispetto a una uscita a 66 anni, 65 anni e così via dicendo.
E poi ci sarebbe da fare i conti con lo stop si versamenti di contributi.

Uscire dal lavoro e pensionarsi (anche se c’è chi può continuare a lavorare anche dopo la pensione, sempre che la misura utilizzata lo permetta), significa stoppare i contributi. In pratica, non lavorando più è evidente che si versano meno contributi e la pensione è meno elevata.

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