Pensione anticipata con dimissioni volontarie: quali penalizzazioni per il dipendente pubblico?

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Quali penalizzazioni sono previste in caso di pensionamento anticipato nella pubblica amministrazione con dimissioni volontarie?

I dipendenti del pubblico impiego, almeno per quel che riguarda il pensionamento, hanno regole leggermente diverse rispetto ai lavoratori del settore privato. Cerchiamo di capire le penalizzazioni cui potrebbe andare incontro chi sceglie il pensionamento anticipato rispetto al collocamento a riposo d’ufficio rispondendo alla domanda di una nostra lettrice che chiede:

Buon giorno
Sono dipendente della Giunta della Regione Lazio.
Ho 63 anni e a fine febbraio 2022 avrò maturato 41 anni di contributi.
Sono anche invalida al 100%  inabile al lavoro e 104 che mi fa beneficiare dal 2014 dell’ art 80 della legge 388 2000, per un totale di 14 mesi  mesi figurativi  che posso scalare.
Potrei beneficiare della legge Fornero dei 41 anni e 10 mesi  che scalando art 80 dovrebbero diventare di meno.
Vorrei anche capire,
se vado in pensione d’ufficio a 65 anni  ho diritto alla pensione mista, assegno subito e tfs dopo un anno, mentre se vado a 64 anni dunque anticipata  devo firmare dimissioni ma mi pagano subito la pensione? Sempre mista? E tfs dopo 28 mesi?
Dando le dimissioni  prima, ok meno contributi ma in cosa altro  verrei penalizzata?
Grazie anticipate
Distinti saluti

Pensione anticipata e penalizzazione

La differenza, nel suo caso, tra l’accedere alla pensione anticipata presentando dimissioni volontarie un anno prima o accedere, sempre alla pensione anticipata, con il collocamento a riposo d’ufficio è ravvisabile nell’erogazione del TFS e nel coefficiente di trasformazione applicato al calcolo della pensione.

Andando in pensione a 64 anni presentando dimissioni volontarie avrà diritto al TFS dopo circa 27 mesi dalla cessazione dal servizio, con il collocamento a riposo d’ufficio, invece, l’attesa sarebbe soltanto di 15 mesi circa.

Per il calcolo della pensione, a parte l’anno in meno di contributi versati, la differenza è rappresentata dal coefficiente di trasformazione applicato alla quota contributiva della pensione che, ricordiamo, sale al salire dell’età e potrebbe comportare una leggera penalizzazione dell’assegno spettante.

Per quanto riguarda, invece, il diritto alla pensione esso decorre dopo 3 mesi dal raggiungimento dei requisiti (ed in effetti, quindi, da febbraio avrebbe diritto alla decorrenza dal 1 giugno 2022 ma potrà continuare a lavorare tranquillamente anche fino al 31 maggio 2022). In ogni caso non è prevista altra attesa per il pensionamento.

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