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Pensione anticipata 2022: sarà possibile solo con penalizzazioni?

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Riforma pensioni basata sul contenimento della spesa pubblico, ecco perchè avrà penalizzazioni.

La scadenza della quota 100 è senza dubbio la notizia che tiene banco in ambito previdenziale in questi ultimi mesi dell’anno. Ma a tenere tutti con il fiato sospeso è anche la riforma che dovrebbe portare all’entrata in vigore di una flessibilità in uscita che eviti un brusco ritorno alla pensione con la legge Fornero.

Ma una misura anticipata flessibile, e questo è sempre più evidente man mano che le proposte si palesano, dovrà essere a carico del lavoratore e non potrà pesare sui conti pubblici, già pesantemente indebitati.

Pensione anticipata, dal 2022 per forza con penalizzazioni?

Per chi teme penalizzazioni per qualsiasi anticipo pensionistico a partire dal 1 gennaio 2022, è bene fare una precisazione. La penalizzazione dovrebbe essere prevista solo se verrà inserita una nuova misura di pensionamento e solo per chi ne usufruirà.

Per chi dovesse scegliere il pensionamento con l’anticipata ordinaria, che ricordiamo richiede 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini ed un anno in meno per le donne, la penalizzazione non è prevista, come non sarà prevista per eventuali pensionamenti 2022 da chi ha raggiunto i requisiti per la quota 100 entro il 31 dicembre 2021.

Quello che appare ormai certo, però, è che qualsiasi sia la misura introdotta per il 2022 che vada a prendere il posto della quota 100 in scadenza dovrà prevedere penalizzazioni perchè il governo non può più concedere pensionamenti anticipati  facendo conto sul debito pubblico. Da tenere presente che quanto entra nelle casse dell’INPS a titolo di contributi (da parte di chi ancora lavora) non è sufficiente a coprire le pensioni in essere in relazione all’aspettativa di vita.

Per garantire, quindi, che il sistema pensionistico italiano resti sostenibile è necessario limitare in modo drastico le anticipazioni. Un anticipo pensionistico, infatti, prevede l’erogazione della pensione per un maggior numero di anni e per forza di cose l’anticipo deve prevedere una penalizzazione più pesante.

La penalizzazione, quindi, se da una parte scoraggia l’anticipo, dall’altra fa in modo che laddove venga scelto, non gravi sui conti pubblici. La realtà dei fatti, quindi, è che la riforma pensioni che si andrà a realizzare sarà improntata sul contenimento della spesa pubblica, fermo restando che si dovrà concedere qualche tutela maggiore a categorie come donne, caregiver e gravosi (e proprio per questo motivo un ampliamento dell’Ape sociale è visto molto bene).

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