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Pensione 2021: insegnanti ed educatori precoci, cosa serve per quota 41

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Quota 41 nel 2021, tutte le cose da sapere e come possono uscire dal lavoro invalidi, caregivers e insegnanti della scuola dell’infanzia o educatori degli asili nido.

Anticipare l’uscita dal lavoro a prescindere dall’età è ciò che consente la quota 41. Una misura di pensionamento strutturale, destinata però ad una determinata platea di beneficiari. Strutturale significa che la misura è definitiva, perché fa parte della lista delle misure utilizzabili per il pensionamento. E sarà così anche nel 2021. Per chi completa i requisiti nel 2021, la domanda va prodotta entro il 28 febbraio, o meglio, è consigliabile presentarla entro tale data.

Vediamo nello specifico perché è meglio presentare subito la domanda di quota 41 e tutti i requisiti necessari per una misura che per il comparto scuola si rivolge a insegnanti delle scuole dell’infanzia, educatori degli asili nido, invalidi e caregivers.

Quota 41 nel 2021, perché la domanda va presentata entro il 28 febbraio

Il fatto che la misura è ormai strutturale rende la quota 41 una misura appetibile e molto per i soggetti a cui essa è destinata. Permette infatti di accedere alla pensione con discreto anticipo rispetto alla pensione anticipata che per gli uomini prevede il raggiungimento di 42 anni e 10 mesi di contributi e per le donne 41 anni e 10 mesi. E proprio come la pensione anticipata anche la quota 41 non ha limiti anagrafici, perché si tratta di una misura distaccata dall’età del richiedente.

L’unico requisito generico da centrare è quello dei contributi che devono essere pari a 41 anni. Poi naturalmente ci sono tutta una serie di requisiti specifici che rendono la misura destinata solo a determinate categorie e con altrettanto determinate condizioni da rispettare.

L’unico “difetto” della misura, dal punto di vista della misura in quanto tale è la data entro cui presentare domanda per non correre il rischio di arrivare a risorse esaurite. Infatti la quota 41, pur essendo strutturale nasce con una dotazione limitata ogni anno, cioè fino ad esaurimento risorse. Per questo presentare domanda entro il 28 febbraio diventa determinante per evitare di trovarsi al di fuori delle risorse stanziate.

Da questo punto di vista la pagina informativa dell’Inps è piuttosto precisa. Infatti si legge che “Per accedere al beneficio della riduzione del requisito contributivo per lavoratori precoci è necessario presentare una domanda di riconoscimento del beneficio entro il 1° marzo di ciascun anno e solo in caso di esito positivo, anche a seguito di verifica della relativa copertura finanziaria, presentare la domanda di pensione anticipata”.

In sostanza, la domanda da presentare entro la fine di febbraio non è quella di pensionamento vero e proprio ma bensì quella di certificazione del diritto. Per questo la domanda può essere presentata da chi entro la fine del 2021 completa i 41 anni di contributi richiesti.

“Eventuali domande di riconoscimento del beneficio presentate successivamente al 1° marzo di ciascun anno, comunque non oltre il 30 novembre, sono prese in considerazione soltanto in caso residuino le risorse finanziarie”, così l’Inps sottolinea quello che a tutti gli effetti è un rischio per chi viola la data prestabilita, cioè il restare fuori dalla dotazione finanziaria della misura, spostando l’accesso alla quota 41 all’anno successivo, cosa che accade anche superando il 30 novembre come data ultima di presentazione.

Quota 41, i beneficiari della misura

Dal punto di vista dei beneficiari, come anticipato, la quota 41 è destinata a particolari categorie. Innanzi tutto occorre ricordare che la quota 41 è appannaggio dei lavoratori iscritti all’Ago (Assicurazione Generale Obbligatoria), alle forme sostitutive o esclusive della medesima. Occorre anche che il primo versamento di contributi sia antecedente l’entrata in vigore del sistema contributivo, cioè antecedente al 1° gennaio 1996.

Una sottolineatura necessaria anche se appare inutile dal momento che inevitabilmente chi ha 41 anni di contributi versati ne ha molti già accreditati entro il 31 dicembre 1995, per una questione prettamente temporale. Resta il fatto che i contributivi puri sono tagliati fuori da questa pensione anticipata per precoci. Dei 41 anni di contributi richiesti, almeno un anno deve essere stato versato, anche discontinuamente, prima del compimento dei 19 anni di età.

La prima categoria di beneficiari è quella dei disoccupati che hanno finito di percepire la Naspi (che però nella scuola non è fruibile perché non si applica ai lavoratori statali a tempo indeterminato). Occorre aver perso il lavoro a seguito di licenziamento individuale, collettivo, risoluzione consensuale o dimissioni per giusta causa.

Questo perché tale tipologia di perdite di occupazione sono quelle utili alla fruizione della Naspi. E per poter avere accesso alla quota 41 in qualità di disoccupato, occorre aver terminato di percepire l’ultima mensilità di Naspi spettante da almeno 3 mesi prima di poter presentare domanda.

Quota 41 anche per chi ha una invalidità pari o superiore al 74%. Uno stato di invalidità accertato dalle competenti commissioni mediche per il riconoscimento dell’invalidità civile delle Asl. Per quanto concerne i cosiddetti caregivers invece, occorre che da almeno 6 mesi prima della presentazione della domanda, il lavoratore richiedente abbia prestato assistenza al coniuge o a un parente di primo grado convivente portatore di handicap con una gravità tale da rientrare nei benefici della legge 104.

Oltre che coniugi o parenti di primo grado, via libera alla quota 41 anche se il disabile a cui si presta assistenza è un parente o un affine di secondo grado convivente sempre con il richiedente la pensione. In questo caso occorre che il parente o l’affine disabile si trovi senza genitori e senza coniuge, oppure in presenza di questi soggetti, se essi sono a loro volta affetti da patologie invalidanti.

Quota 41, i lavori gravosi

Infine, la quota 41 può essere richiesta da chi in 7 degli ultimi 10 anni di lavoro o in 6 degli ultimi 7, ha svolto attività particolarmente faticose e pesanti come previsto dal Dlgs n° 67 del 21 aprile 2011, n. 67 (lavori usuranti) o i lavori gravosi. Tra questi ultimi compaiono anche le maestre ed i maestri delle scuole dell’infanzia o gli educatori degli asili nido. In tutto sono 15 le attività di lavoro gravoso che la legge considera utili alla quota 41 e sono gli stessi che per esempio, hanno accesso anche all’Ape sociale. Si tratta di:

  • Operai edili e dell’industria estrattiva o della manutenzione degli edifici;
  • Conduttori di gru o di macchinari per la perforazione nelle costruzioni;
  • Conciatori di pelli e di pellicce;
  • Macchinisti dei treni e personale ferroviario viaggiante;
  • Camionisti e conduttori di mezzi pesanti in genere;
  • Infermieri delle sale operatorie ed ostetriche delle sale parto con lavoro organizzato in turni;
  • Badanti e addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza;
  • Insegnanti della scuola dell’infanzia ed educatori degli asili nido;
  • Facchini;
  • Personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;
  • Operatori ecologici;
  • Operai agricoli;
  • Pescatori;
  • Operai siderurgici;
  • Marittimi.

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