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Pensionamenti 2023 senza una riforma delle pensioni: quali scenari?

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Quali sono le possibilità di pensionamento nel 2023 se non ci sarà una riforma delle pensioni?

Il governo e le parti sociali sono impegnati in tavoli di confronto per trovare una soluzione al problema della flessibilità in uscita in ambito riforma delle pensioni. I lavoratori prossimi alla quiescenza sono preoccupati di quello che potrebbe essere modificato dall’effettiva entrata in vigore di una riforma ma, effettivamente, cosa potrebbe accadere se non si interverrà in ambito previdenziale entro la fine del 2022? Cerchiamo di vedere quali potrebbero essere gli scenari del prossimo anno senza una riforma delle pensioni.

Pensionamenti 2023

Se non si interviene entro la fine del 2022 o nella Legge di Bilancio 2023, diremo addio, in ogni caso, a 3 misure che permettono il pensionamento anticipato e nello specifico:

  • la quota 102, inserita per il solo 2022;
  • l’Ape sociale, prorogata solo per quest’anno;
  • l’opzione donna che con l’attuale proroga permette l’accesso a chi ha raggiunto i requisiti di pensionamento entro il 31 dicembre 2021.

Scadute queste misure come si potrà andare in pensione? La legge Fornero resterà in vigore e, pertanto, sarà possibile andare in pensione di vecchiaia con 20 anni di contributi e 67 anni di età ed in pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e un anno in meno per le donne (requisito che, ricordiamo, rimane bloccato fino al 31 dicembre 2026) indipendentemente dall’età.

Resta in vigore anche la pensione anticipata per lavoratori precoci che, sempre indipendentemente dall’età, richiede

  • 41 anni anni di contributi;
  • aver versato almeno 12 mesi di contributi prima del compimento dei 19 anni di età;
  • appartenere ad uno dei profili di tutela individuati dalla normativa (disoccupati, caregiver, invalidi e gravosi).

Restano accessibili, inoltre le due pensioni contributive, quella di vecchiaia al compimento dei 71 anni con almeno 5 anni di contributi a patto che tutti i contributi versati siano successivi al 1996 (o con computo in Gestione Separata) e quella anticipata a 64 anni con almeno 20 anni di contributi sempre per coloro che hanno solo contributi accreditati a partire dal 1996 o computati nella Gestione Separata INPS.

Resta, poi, anche la possibilità di accedere al prepensionamento con la RITA, la Rendita Integrativa Temporanea Anticipata, che permette di avere una rendita che accompagna alla pensione di vecchiaia grazie al fondo previdenziale integrativo. Per assicurarsi la possibilità di accedere a questo tipo di pensionamento è necessario essere titolari di un fondo previdenziale integrativo. I requisiti che la Rita richiede sono:

  • almeno 20 anni di contributi versati
  • almeno 5 anni di contributi versati nel fondo previdenziale complementare
  • almeno 57 anni per chi è disoccupato da almeno 24 mesi
  • almeno 62 anni per chi è ancora in servizio (in questo caso è richiesta la cessazione dell’attività lavorativa).

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