Pensionamenti 2021, Anief: ancora troppe le penalizzazioni per il personale della scuola

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Comunicazione Anief – In alcuni casi la penalizzazione può arrivare fino a 600 euro mensili. Marcello Pacifico (Anief): “Il Governo intervenga in legge di stabilità e posticipi la presentazione delle domande dopo l’approvazione della legge. Il fatto che nel 2021 50 mila docenti e Ata lasceranno la scuola aderendo in gran numero a Quota 100 significa che stiamo parlando di dipendenti esasperati, costretti a vedersi negare un diritto sacrosanto, quale è l’assegno pieno di quiescenza, perché derivante da quasi quattro decenni di contributi regolarmente versati”

LE MODALITÀ

Entro la data di scadenza, al momento prevista per il 30 novembre, tutto il personale del comparto scuola dovrà presentare le domande di cessazione per dimissioni volontarie dal servizio o delle istanze di permanenza in servizio ai sensi dell’articolo 1, comma 257, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 e successive modifiche e integrazioni, ovvero per raggiugere il minimo contributivo tramite l’applicazione POLIS – Istanze on line. Mentre per le domande di trattenimento in servizio per il raggiungimento del minimo contributivo continuano a essere presentate in forma cartacea entro il termine di scadenza di presentazione delle domande di dimissioni (30 novembre).

I NUMERI

In piena emergenza sanitaria potrebbero andare in pensione, con quota 100, almeno 50 mila tra insegnanti e amministrativi. Per Anief è ancora troppo poco perché forti sono le penalizzazioni che devono essere tolte. Inoltre, più del 50% di chi rimane è over 55, ovvero collocato in quella fascia d’età che nella primavera scorsa era individuata come fragile. Con la legge di stabilità 2021 è arrivato il momento di approvare una finestra che svecchi la scuola italiana, a più rischio biologico, e tuteli la salute e la sicurezza di tutti i lavoratori. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, durante gli incontri con il ministro Catalfo, nelle delegazioni Confedir e Cisal, ha chiesto al Governo di considerare subito il lavoro svolto in ogni ordine e grado quale gravoso (non soltanto quello svolto nelle scuole dell’infanzia) e di consentire ai lavoratori fragili il lavoro agile o il congedo con la retribuzione ordinaria (e non ridotta in malattia), di aprire in futuro una finestra specifica a 61 anni in considerazione del rischio biologico, senza penalizzazioni. L’Italia non può più permettersi di avere il personale scolastico più vecchio al mondo.

LA POSIZIONE DEL SINDACATO

Tra le modalità proposte, che consentiranno al personale della scuola di accedere alla tanto sospirata pensione, alcune sono molto costose e per moltissimi impraticabili, lo dimostrano i dati degli anni precedenti, pochissime le domande di APE social e “opzione donna”. Chi aderisce a “opzione donna” avrà un taglio fino a 600 euro al mese. Per Anief è inaccettabile, chi lavora a scuola deve poter lasciare a 61 anni senza decurtazioni; come si fa a chiedere a una docente, a un’amministrativa o ad una collaboratrice scolastica di tagliarsi dalla pensione anche più di 600 euro al mese? “Lo riteniamo un prezzo da pagare altissimo – commenta il presidente Pacifico – ancora di più perché lo si chiede a dei dipendenti pubblici nei confronti dei quali non si applica alcuna considerazione per l’alta percentuale di insorgenza di malattie professionali derivanti al cosiddetto burnout: una condizione che comporta maggiore vulnerabilità psico-fisica in chi insegna e in generale di chi opera nei nostri istituti scolastici. Ecco perché continuiamo a chiedere una finestra d’accesso specifica per chi lavora a Scuola, la quale permetta di lasciare il lavoro a 61 anni. In ballo c’è un rischio biologico che lo Stato non ha mai voluto accertare e che però con il Covid è diventato palese. Gli oltre 200 mila insegnanti over 55, che l’Inps sino alla scorsa primavera collocava tra i ‘fragili’, salvo poi rimangiarsi tutto in estate, non possono attendere quasi 70 anni di età per andare in pensione”.

CHI SCEGLIE L’APE SOCIAL?

Un insegnante che anticipa l’uscita di 3 anni e mezzo dovrà restituire 400 euro al mese per vent’anni. La rata per l’Ape volontaria potrà variare tra il 2% e il 5,5% per ogni anno di anticipo, a seconda della percentuale dell’assegno chiesta: il lavoratore che percepisce 2.200 euro lordi di pensione a 67 anni e mezzo e chiede di fruire del periodo massimo di anticipo, rispetto agli assurdi requisiti introdotti con la riforma Fornero, si troverebbe a restituire addirittura 430 euro mensili lordi. Ancora secondo il presidente Anief, “è un diritto del pensionato percepire un assegno di quiescenza corrispondente ai contributi versati. Chiedere a un cittadino che ha lavorato una vita di privarsi di così tanti soldi, sottratti da una pensione già penalizzata dal nuovo modello di calcolo retributivo, è una provocazione. Bisognava, invece, riconoscere l’elevato rischio psico-fisico connesso allo svolgimento della funzione docente, senza alcuna distinzione di ordine e grado, affinché tutta la categoria degli insegnanti, ricordiamo ad altissimo rischio burnout, possa fruire delle agevolazioni pensionistiche da lavoro usurante”.

È NECESSARIO CAMBIARE

Bisogna sedersi al tavolo e valutare la possibilità, per alcune categorie di lavoratori tra i quali il personale della scuola, di tornare ai parametri preesistenti alla riforma Fornero. In Italia abbiamo il personale docente più vecchio al mondo: una riforma del sistema pensionistico che tenga conto di questo dato statistico incontrovertibile e provi ad avvicinare il nostro Paese alla media europea, per Anief, deve considerare alcuni punti fermi. Per agevolare l’accesso al trattamento pensionistico dei lavoratori più giovani occorre prevedere la piena valutazione, a livello contributivo, degli anni universitari, anche fuori corso, e degli eventuali master, corsi di perfezionamento e specializzazione post laurea. Va prevista anche la copertura contributiva dello Stato per tutto il servizio pre-ruolo prestato su posti vacanti e disponibili fino al termine delle lezioni o comunque per almeno 180 giorni di lezione nonché la ricongiunzione gratuita per i servizi prestati nella scuola paritaria e in tutti i passaggi di ruolo.

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