Pensiamo al dopo Gelmini: no a figli e figliastri

di Lalla
ipsef

di Vincenzo Pascuzzi – Per rimediare “all’aberrante e desolante situazione della scuola italiana”, Domenico Bonvegna ha una sua tesi singolare e originale. Questa: “per risolvere gran parte dei problemi della scuola, occorre che questa venga frequentata da studenti che hanno voglia di studiare, al contrario per chi non ne ha, (almeno il 50% di quelli che frequentano soprattutto le scuole superiori), sarebbe un bene per loro e per gli altri che abbandonino la scuola.” (*)

di Vincenzo Pascuzzi – Per rimediare “all’aberrante e desolante situazione della scuola italiana”, Domenico Bonvegna ha una sua tesi singolare e originale. Questa: “per risolvere gran parte dei problemi della scuola, occorre che questa venga frequentata da studenti che hanno voglia di studiare, al contrario per chi non ne ha, (almeno il 50% di quelli che frequentano soprattutto le scuole superiori), sarebbe un bene per loro e per gli altri che abbandonino la scuola.” (*)

Alcune osservazioni sono opportune, se non doverose. Elenchiamo le principali:

1) Prima di tutto Bonvenga sorvola, ignora, fa lo gnorri riguardo alla cornice storica e politica in cui è collocata la scuola con tutti i suoi problemi e tutte le ipotesi e le tesi relative ai rimedi o alle ricorrenti riforme. Due gli aspetti prevalenti di detta cornice. Il primo è costituito dalla osservazione che in 8 degli ultimi 10 anni, la scuola è stata gestita e amministrata da ministri del tutto estranei al mondo della scuola e appartenenti all’attuale maggioranza di centrodestra e forse perciò in sintonia con lo stesso Bonvegna. Il secondo, in particolare, è costituito dalla constatazione taciuta ma implicita che 3 anni di c.d. riforme Gelmini non hanno né recuperato né alleviato la situazione della scuola che permane appunto”aberrante e desolante”. E nemmeno ci sarebbero speranze per il futuro immediato.

2) Gli “studenti che non hanno voglia di studiare”. Questa proposizione costituisce – per Bonvegna – una specie di dogma o assioma, qualcosa di semplice, evidente, dato per scontato e condiviso. Invece non è affatto né semplice, né evidente, tanto meno scontato e condiviso. Quando l’interazione fra sistema scolastico e studenti produce degli insuccessi o dei fallimenti, è del tutto arbitrario, indimostrato e fuorviante affermare che essi (insuccessi e fallimenti) siano di responsabilità esclusiva, prevalente o anche parziale degli “studenti che non hanno voglia di studiare” (aggiungerei “e anche dei prof”, altro capro espiatorio ricorrente, usuale, comodo e multiuso). Il sistema scolastico invece di essere esaminato, nella sua interezza, per ricercarne le criticità, viene assolto a priori e viene considerato perfetto e immune da ogni responsabilità. Ciò non è per nulla vero e va denunciato!

3) Viene poi formulata l’ipotesi, anzi l’auspicio, dell’abbandono (spontaneo?) della scuola da parte di oltre la metà degli studenti (“almeno il 50% di quelli che frequentano soprattutto le scuole superiori”). Questa è un’ipotesi irrealistica, astratta, impraticabile, assurda, ai limiti della follia! E questi ragazzi dai 13-14 anni fino ai 18-19 (che potrebbero essere oltre un milione!) cosa dovrebbero fare? Forse lavorare in nero, girovagare nelle strade, parcheggiarsi nei bar, oppure cos’altro? E dopo i 18-19 anni?

4) Penultima osservazione. Si afferma che “sarebbe un bene per loro e per gli altri”! Che significa? E in che senso “bene”? Di sicuro, sarebbe felice di risparmiare il ministro delle Finanze, ma avremmo l’assurdità di metà popolazione in età scolare che frequenta la scuola beneficiando di un investimento (o di una n“spesa”), da parte dello Stato, di circa 30.000 euro in cinque anni, e l’altra metà no. Oppure? 5) Infine, gli “studenti che non hanno voglia di studiare”, si intende nelle scuole statali pubbliche e a giudizio delle stesse, potrebbero ben frequentare a pagamento le scuole private, se papà e mamma possono. Nessuno glielo potrebbe impedire!

5) Infine, gli “studenti che non hanno voglia di studiare”, si intende nelle scuole statali pubbliche e a giudizio delle stesse, potrebbero ben frequentare a pagamento le scuole private, se papà e mamma possono. Nessuno glielo potrebbe impedire!

(*) Una scuola solo per chi ha voglia di studiare

Versione stampabile
Argomenti:
anief
soloformazione