Pennac: “Da docente mi sono imposto di non far mai paura ai miei ragazzi ma piuttosto di trovare un modo per non inibirli”

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Lo scrittore francese, Daniel Pennac, ha aperto il suo spazio al Taobuk con una riflessione profonda e dura sulla politica europea sull’immigrazione, segnala La Gazzetta del Sud.

Secondo Pennac, questa non rappresenta solo un deficit di generosità umana, ma segna la fine della legge. Il diritto marittimo, che impone il salvataggio di chiunque sia in pericolo in mare, sembra essere in disuso.

Tuttavia, dopo aver esposto il suo punto di vista sulla situazione critica dell’immigrazione, Pennac passa a un argomento apparentemente più leggero: la letteratura. Pur riconoscendo le sue limitazioni linguistiche, l’autore riflette sul suo ultimo lavoro, “Capolinea Malaussène”.

Malaussène, con la sua famiglia allargata e complessa, è tornato in scena. Pennac offre alcuni spunti interessanti sulla creazione dei suoi personaggi, rivelando che si è ispirato a diverse figure, tra cui il filosofo René Girard e vari amici e conoscenti. Tuttavia, Nonnino, il protagonista di questo capitolo, rappresenta qualcosa di completamente diverso: l’anima oscura del nostro tempo.

Infine, Pennac si rivolge al pubblico, esprimendo l’importanza delle storie nelle vite dei bambini e riflettendo sulla sua esperienza come studente e insegnante: “Mamme, nonne, bisnonne, raccontate tante storie ai vostri figli, nipoti, pronipoti: io sono stato un bambino a cui nessuno raccontava le favole e ho sofferto. Sono stato un pessimo studente, provocando l’infelicità dei miei genitori che non avrebbero scommesso un franco sul mio futuro, e dei miei insegnanti che non riuscivano a insegnarmi nulla. Andavo lento ma a vent’anni mi sono svegliato: nasco dalla vergogna del fallimento. Da docente mi sono imposto di non far mai paura ai miei ragazzi ma piuttosto di trovare un modo per non inibirli. A scuola odiavo Balzac e Stendhal, perché inseriti nei programmi scolastici ma amavo gli scrittori russi. Gli italiani? Anche: Buzzati, Pirandello, Sciascia, Calvino e, tra i viventi, Erri De Luca, Silvia Avallone, Antonio Moresco. La Sicilia è un’isola sovrappopolata di scrittori, solo l’Irlanda può reggere il confronto. Tutto l’opposto della mia Corsica”

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