Permettere a mamme e papà di trascorrere le vacanze pasquali senza l’assillo dei compiti. Lettera al ministro Bianchi

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Inviata dal dirigente scolastico Maurizio Parodi – Egregio Prof. Patrizio Bianchi, Le scrivo, nell’imminenza delle vacanze pasquali, per segnalare il sovraccarico di compiti a casa già denunciato dalle più importanti associazioni di genitori, che non risparmia neppure i bambini più piccoli, persino chi frequenti la scuola a tempo pieno.

Le testimonianze di moltissimi genitori, esacerbati dalla condizione di straordinario disagio che grava sui loro figli, confermano la propensione ad appaltare lo svolgimento di parti sempre più cospicue del curricolo scolastico alle famiglie che, come è ovvio (o almeno dovrebbe esserlo), non sono professionalmente attrezzate per affrontare il “compito” improprio.

Nulla di nuovo, invero, ma l’esasperazione dovuta all’eccezionale asprezza delle attuali circostanze rende tanto più incresciosa la prospettiva di vacanze funestate dalle caterve di compiti che già abitualmente opprimono fino all’esaurimento del tempo e delle energie di bambini e ragazzi (e delle rispettive famiglie) ai quali dovrebbero essere risparmiati ulteriori motivi di stressante prostrazione.

Chiedo un Suo intervento affinché sia permesso a mamme e papà di trascorrere il più serenamente possibile le prossime vacanze, senza l’assillo dei compiti, senza dover sacrificare i “momenti” che riusciranno a condividere con i propri figli, senza doverli minacciare, perseguitare, punire, senza doverli privare del tempo libero di cui hanno bisogno e diritto, per poter giocare, coltivare i loro interessi, ricrearsi, raccogliersi e ritrovarsi, affinché non si aggravi ulteriormente lo stato di malessere, di frustrazione al quale già devono far fronte.

Se così non fosse, tanto varrebbe rinunciare a vacanze che tali non sono (non lo sono per gli studenti e per le loro famiglie) e, piuttosto, mandarli a scuola per svolgere le normali attività didattiche con i loro insegnanti, sperando sia consentito dedicare almeno la domenica al “riposo e allo svago” cui nemmeno Dio ha voluto rinunciare (ciò che normalmente non avviene).

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