Pediculosi a scuola: qual è il ruolo degli insegnanti? Cosa comunicare ai genitori?

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La pediculosi della testa umana, più comunemente nota come infestazione da pidocchi, comprende pidocchi adulti, larve e uova che colpiscono esclusivamente il cuoio capelluto umano. La pediculosi capitis è un problema medico diffuso sia nei Paesi in via di sviluppo che in quelli sviluppati ed è considerato uno dei problemi di salute della comunità che colpiscono maggiormente gli studenti delle scuole, sia i bambini, anche quelli piccoli della scuola dell’Infanzia, che gli adolescenti e gli adulti.

Cosa determina, come conseguenze, la pediculosi

L’infestazione da pidocchi – scrive Albashtawy – si determina soprattutto negli ambienti scolastici e può causare prurito e sensazione relativa a qualcosa che si muove sul cuoio capelluto; e, inoltre, irritabilità, insonnia e piaghe causate da graffi ricorrenti causati dalle unghie del bambino che, a loro volta, determinano infezioni cutanee batteriche secondarie. Inoltre, questa complicazione può portare a un palese disagio psicologico per i bambini affetti da pediculosi. Disagio che influisce sulla loro prestazione di apprendimento e sui risultati scolastici, oltre che sulla socialità gravemente compromessa.

Caratteristiche della pediculosi

La pediculosi è considerata altamente contagiosa, essendo diffusa principalmente attraverso il contatto fisico diretto tra i bambini infetti. La diffusione avviene, principalmente e quasi in via esclusiva, condividendo spazzole per capelli, pettini, lenzuola, cappelli, federe, materassi e vestiti; ma anche appendendo i cappotti allo stesso attaccapanni o usando gli stessi cappellini o cerchietti fermacapelli Il modello di diffusione dipende principalmente dallo stato economico dei soggetti coinvolti (la prevenzione, talvolta, è molto costosa), da fattori socio-demografici, dalle caratteristiche dei capelli, dalla scarsa igiene personale e, evidentemente, anche dal contatto che avviene in ambiente affollati come è naturalmente la scuola. Il controllo e il trattamento della pediculosi dovrebbero essere basati su metodi costruiti proprio sull’evidenza in quanto il fatto che si sconosca, talvolta, la modalità con la quale effettuare un trattamento adeguato può essere pericolosa per i bambini e le loro famiglie. Una mancanza di consapevolezza nelle famiglie, riguardo al trattamento dei pidocchi, porta spesso all’uso di rimedi tradizionali, compreso l’uso diretto di insetticidi o cherosene, che possono essere molto dannosi per il bambino e non solo per lui.

Programmi di promozione della salute e di educazione nelle comunità o nelle strutture scolastiche

Sarebbe necessario avviare dei veri e propri programmi di promozione della salute e di educazione nelle comunità o nelle strutture scolastiche, relativi al ciclo di vita dei pidocchi, ai metodi di trasmissione, alla corretta identificazione e gestione dei pidocchi, alle complicazioni associate all’applicazione dei rimedi tradizionali e alle adeguate cure mediche. Questi programmi possono essere condotti tramite workshop, conferenze, poster, newsletter, conferenze e giornate scientifiche (specialmente, per gli alunni più grandi).

Rassicurare i bambini infestati e le loro famiglie

Questi programmi possono servire a prevenire la stigmatizzazione, sfatare i miti sulla pediculosi e rassicurare i bambini infestati e le loro famiglie che tutti i trattamenti saranno mantenuti in piena privacy e riservatezza. È necessario – scrive Albashtawy – coordinare tutti gli sforzi proprio ad inizio dell’anno accademico quando è più provabile il contagio. Incoraggiare comportamenti positivi per l’igiene personale dovrebbe essere condotto da programmi di intervento ben progettati, adattati all’età e alle preferenze dei bambini in età scolare, per massimizzare la loro probabilità di impegnarsi in tali programmi di promozione della salute. L’educazione Civica offre ottime possibilità per intervenire in tal senso.

Come puoi prevenire l’infestazione da pidocchi?

Insegna ai tuoi alunni a smettere di condividere cose che toccano la testa. Spazzole, pettini, accessori per capelli, cappelli, caschi, sciarpe, asciugamani e persino auricolari offrono ai pidocchi un buon posto dove rilassarsi finché non possono strisciare su un essere umano.

Cosa dovrebbe fare l’insegnante se la scuola segnala un’infestazione da pidocchi?

L’insegnante dovrebbe comunicare ai genitori, qualora ci fossero casi accertati a scuola (mai dire che i casi sono nella classe, per evitare violazioni della privacy) e, solo dopo l’apposita circolare del Dirigente scolastico, informare che sarebbe necessario, comunque, in via precauzionale:

  • Controllare i capelli del figlio;
  • Ispezionare gli oggetti domestici che possono essere infestati da pidocchi e lendini come asciugamani, tappeti e lenzuola;
  • Guardare attentamente i vestiti che il figlio ha indossato negli ultimi giorni per verificare l’eventuale presenza di pidocchi o delle loro uova;
  • Dire agli alunni, in via semplicemente precauzionale (senza creare, per nessuna ragione, allarmismo, di interrompere il contatto troppo diretto con altri bambini e rafforzare il messaggio, sempre molto utile, per smettere di condividere tutto ciò che tocca la testa.

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