Pedagogista Novara: non basta un concorso per fare un insegnante. Valutare attitudine psicologica

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Questa l’idea di Daniele Novara, pedagogista e fondatore Centro psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti di cui è direttore, che si inserisce nel dibattito di questi mesi sul reclutamento dei docenti e sulle modalità con le quali debba avvenire.

L’idea prende le mosse da quella che è stata l’esperienza della didattica a distanza e sulle pagine di Repubblica affronta la tematica analizzando quanto successo in questi mesi con la didattica a distanza, quale spunto per una riflessione più ampia sulla scuola, la didattica in generale e i mezzi per reclutare i docenti.

Su quest’ultimo punto, Novara, critica l’impostazione dei concorsi a cattedra che prevedono uno scritto ed un orale. Con la didattica a distanza, afferma, “abbiamo scoperto che se non hai metodo in classe, fai doppia fatica a distanza. E allora, è giusto che ci si fermi, si ha necessità di ridefinire i processi di reclutamento degli insegnanti, che non possono semplicemente passare da un concorso, con una prova scritta e una prova orale. E’ necessario valutare, attraverso forme di motivazione, di adesione professionalizzante, un insegnante, come si farebbe per un architetto, un medico, figurarsi per chi tratta ‘materia umana’. Verifica dell’attitudinalità, sul piano psicologico ed emotivo.”

“La scuola – conclude – italiana non si può più permettere di avere insegnanti arrestati per aver messo le mani addosso ai bambini. Il nostro Paese non può più permettere che donne e uomini si trascinino a fare un lavoro che non li riguarda. Abbiamo tutti gli strumenti per selezionare e avere maggiore rispetto per noi stessi, ma soprattutto per le bambine, i bambini e gli adolescenti”.

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