Patto educativo di corresponsabilità: utilizzo social, cyberbullismo, relazioni con i genitori. Come aggiornarlo

di Katjuscia Pitino
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Introdotto dal DPR n.235 del 2007 che ha modificato il DPR n.249 del 1998, Statuto delle studentesse e degli studenti, il Patto educativo di corresponsabilità è diventato ormai una incombenza desueta per le scuole, la ripetizione meccanica di una prassi a cui la comunità scolastica non dà il giusto peso, tant’è che andando a rileggere molti patti educativi, si evince che a distanza di tempo i contenuti non sono stati adattati alla nuova realtà sociale e culturale.

Nell’ambito della corresponsabilità educativa tra scuola, famiglia e docenti si sono interposti i nuovi effetti, sempre più riprovevoli, prodotti dall’uso dei social che non hanno di certo giovato ai rapporti tra scuola e famiglie, facendo appunto dimenticare quanto sottoscritto al momento dell’iscrizione nell’istituto nel patto educativo.

Sarebbe interessante rivedere gli assi portanti della corresponsabilità educativa anche alla luce dei nuovi fermenti generati dai decreti legislativi scaturiti dalla Legge 107/15 e da altre fonti normative che si sono succedute nel corso degli anni, aggiornando i contenuti, ma più ancora ponendo le basi per una nuova idea di responsabilizzazione, fondata su nuove forme di rispetto reciproco, imposti dall’evoluzione dei tempi.

Il Patto educativo di corresponsabilità per essere rivitalizzato e adeguato anche ai cambiamenti generazionali e ai nuovi ruoli genitoriali, sempre più orientati verso atteggiamenti di difesa e di salvaguardia dei figli, dovrebbe soffermarsi sulle modalità di condivisione dei processi valutativi degli apprendimenti; in questo senso prendendo spunto dal D.Lgs. n.62 del 2017, in specie dall’art.1 comma 5, bisognerebbe, oltre a definire modalità di comunicazione efficaci e trasparenti in merito alla valutazione del percorso scolastico degli alunni, anche forme di relazioni che non travalichino le buone creanze, degenerando in comportamenti scorretti. Sempre più spesso accade che i genitori critichino l’operato della valutazione dei docenti, oltrepassando quel limite della discrezionalità tecnica oltre il quale non sarebbe consentito andare.

Altra dinamicità che si potrebbe dare al Patto educativo potrebbe derivare da una maggiore collaborazione nella definizione degli interventi inclusivi, molto pregnanti nelle scuole, ma il più delle volte ridotti a meri protocolli, privi del tutto di comunicazioni costruttive, scaturite dal consenso reciproco e dalla comune volontà di esercitare una corresponsabilità educativa, basata sulla piena condivisione di intenti operativi.

I  rapporti scuola famiglie incidono notevolmente sull’inclusione scolastica ma poche sono le realtà in cui alla base del processo di inclusione c’è la definizione di responsabilità comuni.

Così, quale migliore preambolo potrebbe essere inserito all’interno dei patti se non quanto stabilito dal D.Lgs. n.66 del 2017, “l’inclusione scolastica (…) è impegno fondamentale di tutte le componenti della comunità scolastica, le quali, nell’ambito degli specifici ruoli e responsabilità, concorrono ad assicurare il successo formativo delle bambine e dei bambini, delle alunne e degli alunni, degli studenti e degli studenti”. Tale principio è assorbibile anche all’interno del Piano per l’inclusione.

All’interno del patto educativo non andrebbero neanche trascurati gli impegni sia della scuola che della famiglia nella prevenzione del cyberbullismo, condividendo all’interno quanto si legge nelle Linee di orientamento per azioni di prevenzione e di contrasto al bullismo e al cyberbullismo del 2015, aggiornate nel 2017: “occorre, pertanto, rafforzare e valorizzare il Patto di corresponsabilità educativa previsto dallo Statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria : la scuola è chiamata ad adottare misure atte a prevenire e contrastare ogni forma di violenza e di prevaricazione; la famiglia è chiamata a collaborare, non solo educando i propri figli ma anche vigilando sui loro comportamenti”. La Legge n.71 del 2017 Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo, raccomanda all’art.5 che i regolamenti delle istituzioni scolastiche di cui all’articolo 4, comma 1, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 24 giugno 1998, n. 249, e il patto educativo di corresponsabilità di cui all’articolo 5-bis del citato decreto n. 249 del 1998 siano integrati con specifici riferimenti a condotte di cyberbullismo e relative sanzioni disciplinari commisurate alla gravità degli atti compiuti.

In ultimo andrebbe inserito un aspetto fondamentale, cui si accennava all’inizio, riguardante i comportamenti da rispettare in caso di utilizzo dei social sempre più responsabili di condotte scorrette e denigratorie nei riguardi degli insegnanti, non a misura di corresponsabilità educativa. Se è vero che la scuola deve abbandonare ogni autoreferenzialità ed aprirsi all’esterno, modificando i rapporti con l’utenza è anche vero che il tutto deve essere plasmato da un sano e corresponsabile equilibrio educativo.

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