Patti educativi con le scuole paritarie per tutelare gli alunni più poveri: si introduca il costo standard per allievo

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“Ormai manca poco alla ripartenza delle scuole. Un mese circa. Lo scorso 11 maggio il mondo delle scuole paritarie lanciava l’ennesimo grido d’allarme. Oggi va sottolineato nuovamente: se parte la scuola (forse) non riparte certamente il diritto all’istruzione per tutti, perché evidentemente la Ministra Azzolina ha deliberatamente ignorato le proposte che da 160 giorni le vengono servite dalle opposizioni (FI-FdI-Lega-Udc-NCI-Cambiamo), come dalle componenti del governo (Pd e Iv qualche membro di Leu e addirittura 5Stelle che intanto perde qualche componente) e da cittadini responsabili”, scrive Anna Monia Alfieri.

Centinaia le lettere, le dichiarazioni, ore e ore di discussioni nelle commissioni scuola, bilancio, centinaia di migliaia di ore di dirette social; Tg; servizi della televisione pubblica Rai alla televisione privata Mediaset, agenzie, certamente questa è la Ministra che ha registrato la più ampia partecipazione delle forze politiche alleate e non, come dei cittadini. Davvero nessun ministro degli ultimi 20 anni può contare questa trasversalità che se l’avesse avuta Berlinguer la sua legge 62/2000 non sarebbe rimasta negli annali come una buona legge ma incompiuta.

Coincidenza? A 20 anni esatti lo scenario cambia e non solo per il covid ma anche per una certa maturità che sembra la politica aver conquistato. Aver visto la morte faccia a faccia, le foto delle bare in fila scortate dall’esercito ha imposto a tutti quanti, alla politica in primis di agire nelle larghe trasversalità.

Evidentemente il Premier Conte e la Ministra Azzolina sono stati beneficiari di un patrimonio di idee, proposte, studi, riflessioni, collaborazioni senza precedenti; fa invidia ai ministri degli ultimi 20 anni e di tutti i ministeri. Non è mancato proprio nessuno anche le testate giornalistiche si sono unite e in archivio abbiamo centinaia di migliaia di righe e di atti che potranno testimoniare non solo che gli estremi dell’allarme sono stati lanciati chiari 160 gg or sono ma anche le proposte. Quale ministro può vantare un supporto simile?

E poi… tanta pazienza… di quanti per un bene superiore aspettano i tempi di maturazione delle idee e anche i tempi dell’altro. Lungo questi 160 giorni abbiamo aspettato che il Movimento 5 stelle cambiasse posizione, e riconoscesse che pubblica è la scuola paritaria e da qui sono cadute tutte le letture distorte ed ideologiche. Ci sono testimoni le ore di dirette dal Senato e dalla Camera.

Va detto: ammirevoli le opposizioni che senza alcun scatto di ira (presente su altri temi) al capitolo scuola hanno continuato a lanciare assist, a proporre soluzioni, ad attingere al proprio plafon per raddoppiare il fondo a 300 Mln di euro nel dl rilancio per le famiglie delle paritarie, non hanno rivendicato la titolarità di questa vittoria neanche quando l’on. Vacca pentastellato cambia idea e dopo una avversione a questa operazione attribuisce il merito al movimento e alla Ministra.

Ammirevoli altresi gli alleati di Governo Pd e Iv, evidentemente in una posizione imbarazzante, che come degli equilibristi da Cirque du Soleil hanno continuato a lanciare le soluzioni, e a votare si a tutti i decreti che di fatto smentivano i principi dichiarati, autonomia, parità, libertà di scelta educativa. Abbiamo apprezzato l’equilibrio ma chissà quanto Maalox avranno consumato membri del Pd e Iv che chiaramente si trovavano smentiti nei principi e di fronte agli out out della modalità “Dpcm” e “Voto di fiducia”.

D’altronde l’emergenza covid -19 si imponeva con tutta la drammaticità di un sistema scolastico che diveniva sempre più iniquo, 1.600.000 gli alunni non raggiunti dalla Dad e sono le categorie più povere per provenienze famigliari e territoriali svantaggiati; 300 mila gli allievi disabili che vivono in una condizione di isolamento con una conseguente regressione per alcuni irreversibile; le donne più povere e svantaggiate hanno dovuto abbandonare il lavoro perdendo anni di pari opportunità; senza scuola in molte aree del centro sud evidentemente si è ripresentato il rischio di riconsegnare i ragazzi alla mafia e alla camorra.

A riprova dell’emergenza i ripetuti appelli del Presidente della Repubblica alla collaborazione fra le forze politiche e fra queste e le parti sociali. Inviti caduti nel nulla come tutto il resto.

Certe fortune quando piovono dal cielo forse non le si apprezza e le si spreca. Chi ha il pane non ha i denti? Certamente la Ministra Azzolina e il Premier Conte si sono trovati in un momento storico non semplice però quello che in queste ore dobbiamo ribadire è che si trovano in un momento storico unico. Non esiste la fortuna esiste però il momento in cui il talento incontra l’opportunità e in queste ore è quanto mai vero. Occorre un certo talento per cogliere l’opportunità unica che si presenta oggi sotto forme di cigno nero del covid-19 per consentire guarda caso a 20 esatti dalla legge sulla parità per compiere anche in Italia (come in tutta Europa) questo percorso: far ripartire il diritto all’istruzione per tutti avviando un processo virtuoso fra pubblico e privato.

L’allarme di queste ore è chiaro il 14/09/2020 non riusciamo a far ripartire il diritto all’Istruzione per tutti che è un diritto universale che deve essere garantito a tutti in modo gratuito e libero come richiama la dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo e i patti internazionali come numerosi documenti internazionali e accordi UE che vedono l’Italia fra gli stati membri.

Detto ciò evidentemente il sistema scolastico da iniquo oggi si avvia a divenire un sistema che non fa del diritto all’istruzione un privilegio. Mancano gli ambienti: per il 15% di allievi non c’è la scuola occorrono tre mila edifici dichiarò la stessa Ministra Azzolina il 26/06; mancano i docenti 85 mila le cattedre vacanti; in queste ore i Presidi dichiarano che servono 20mila aule per 400 mila studenti; intanto le scuole paritarie unici presidi di libertà in certe zone hanno chiuso e il sito www.noisiamoinvisibili.it ha censito le 100 scuole che hanno chiuso e per 3.800 allievi non c’è, vicino, nessuna scuola disponibile ad accoglierli essendo full; insomma senza ambienti, senza docenti, con un reale problema per i mezzi di trasporto è chiaro che il diritto all’istruzione per quel 15% pari a 1.139.000 allievi non può essere garantito.

Raccontiamoci chi sono questi allievi esclusi dal diritto all’istruzione: allievi più poveri e più fragili, provenienti dalle famiglie più svantaggiate economicamente e delle aree geografiche più svantaggiate; sono quei poveri e quei disabili che non sono stati raggiunti e non saranno raggiunti dalla Dad; sono figli di quelle donne povere che non possono permettersi la baby sitter e quindi lasceranno il lavoro per tenere a casa il figlio soprattutto per la fascia 0-6 anni. Donne alle quali verrà preclusa l’emancipazione.

Perché è all’evidenza che per le classi sociali più avvantaggiate economicamente non sussiste il problema, potranno pagare la baby sitter, potranno permettersi le homeschooling (la scuola parentale), potranno permettersi di frequentare la scuola statale raggiungendola a piedi o in auto (la scarsità dei mezzi di trasporto colpisce i poveri che vivono nelle periferie e guarda caso sono quelli esclusi dalla dad); possono permettersi il precettore e la dad godendo degli strumenti più evoluti; potranno permettersi la scuola paritaria e perché no anche confessionale che con rette da 7.000 euro annui ha retto la crisi. Le scuole paritarie che hanno chiuso sono quelle che si sono indebitate per tenere rette nei corsi dell’infanzia di euro 2.500-3.000 annui; nella scuola primaria di 3.500 annui e massimo 3.800 per i licei (considerato che lo stato stesso considera un costo simbolico quello sotto i 6.006) che probabilmente di confessionale non avevano nulla.

Ma questo problema è talmente vetusto che addirittura la laicissima Francia trova che è bene favorire il pluralismo educativo, tanto da ritenere normale il pagare i docenti della statale e della paritaria confessionale allo stesso modo. In Europa la scuola riparte proprio perché il rapporto pubblico e privato è virtuoso.

D’altronde se un allievo della scuola statale costa 8.500 e per uno della paritaria si destinano euro 500 queste per esserci dovranno avere rette dai 5.500 e avviarsi per la copertura e quindi la sostenibilità arrivare a euro 8.500 quindi per pochi che potranno cosi a questo punto pagarsi il lusso di una bella scuola confessionale.

Quindi il risultato è che il povero ha sempre meno strumenti, non riesce ad emanciparsi mai, legato da una logica di assistenzialismo sociale mentre il ricco ha sempre più strumenti e potrà comandare. Si badi bene che il diritto all’istruzione va garantito in quanto da a tutti gli stessi strumenti per partecipare alla vita civica e per favorire la tolleranza, il rispetto la pace tra i poveri. Nulla è casuale.

E’ questo scenario che si impone con tutta la propria forza e diventa quell’opportunità che se non incontra il talento è un’occasione persa. Ecco che alla Ministra Azzolina è necessario l’intervento del premier Conte. E si impone la soluzione: patti educativi.

Acquisiti i dati del fabbisogno di aule, arredi e docenti delle 40 mila sedi scolastiche, occorre stipulare patti educativi con le scuole paritarie.

I Patti educativi si potranno tradurre concretamente nelle seguenti opzioni: a) si sposti una classe (allievi e docenti) dalla statale alla paritaria vicine; e/o b) si destini a quel 15% di allievi delle statali che non potranno più frequentarle una quota capitaria che abbia come tetto massimo il costo medio studente o il costo standard di sostenibilità per allievo.

Nel breve periodo di proceda con la stabilizzazione dei docenti precari che sono in classe da più di 5 anni senza la costosa e inutile procedura del concorsone. Questo permetterà di ripartire celermente a settembre.

In due anni si completi l’operazione introducendo i costi standard di sostenibilità per allievo. Un processo obbligato ancor più per un Governo che in queste ore con il Decreto Agosto e tutti i futuri agirà in scostamento di bilancio e non può arrogarsi il diritto di indebitare il futuro dei figli negandogli anche gli strumenti per ripagarlo. Senza scuola l’Italia è condannata ad una vita di stenti e non potrà ripagare il debito.

Non garantire il diritto all’istruzione è stato ampiamente dimostrato che significa condannare il povero e il più fragile impedendogli l’emancipazione.

Inoltre le idee quali recuperare 3mila edifici, i tavoli, e le varie acrobazie parola di sindacati sappiamo che cubano 8Mlnd di euro che in un momento storico nel quale la gente muore è un oltraggio. Se il Governo sa che questa operazione gli farebbe risparmiare tanti euro consentendo a tutti di ritornare in classe e di dare un futuro alla Nazione non farlo sarebbe il gesto più irresponsabile della storia degli ultimi 50 anni.

“Oramai siamo alle strette, non c’è più una via di fuga e i cittadini lo devono sapere”, conclude Alfieri.

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