Il “pasticcio” della mobilità tra errori, mancata continuità didattica e supplenze. Lettera

di redazione
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Inviato da Mario Bocola – Dal 3 fino al 26 aprile si presentano le domande di mobilità e si teme che possa ripetersi il pasticcio dello scorso anno, allorché, a causa dell’algoritmo impazzito migliaia di docenti sono stati sballottati in giro per l’Italia e allontanati dai loro affetti più cari.

 Molti, infatti, sono stati costretti a lasciare i figli da accudire e prendere servizio nelle scuole assegnate dal “pallottoliere” del MIUR che gestisce la mobilità.

Lo scorso anno l’operazione mobilità, come si ricorderà, è stata davvero paradossale a causa degli errori attribuiti all’algoritmo del Miur che ha provocato un vero e proprio terremoto nella scuola.

Molti docenti, infatti, sono stati sbalzati in sedi lontane dal luogo di residenza come se fossero palline di un flipper impazzito, privati lo sottolineiamo ancora – dei loro affetti familiari. Il Ministero dell’Istruzione non ha mai reso noto questo misterioso algoritmo, per cui si teme che anche con le prossime operazioni di mobilità possa ripetersi il “fattaccio” e che l’algoritmo possa nuovamente “dare i numeri”.

Sono state conseguenze dettate soprattutto da alcuni allucinanti errori interpretativi contenuti nella legge della “Buona Scuola”, una legge in alcuni punti poco chiara che si presta a differenti interpretazioni. Ora il rischio che il sistema della mobilità possa nuovamente andare in panne è alto, Ormai siamo abituati ad aspettarci da Viale Trastevere delle sorprese e nulla toglie che anche la mobilità 2018/2019 qualche sorpresa ce la riserverà, però sempre a spese dei malcapitati docenti che si troveranno a subire i danni di operazioni maldestre, dal momento che la “montagna partorisce sempre un topolino”. Anche per il prossimo anno scolastico il Miur, dovrà ricorrere alla supplenze, fenomeno che aveva sbandierato ai quattro venti di aver abolito. Altro che.

Essa divamperà in maniera più netta perché molte classi di concorso rimarranno scoperte e quindi ad inizio anno assisteremo alla tradizionale e consueta rotazione dei docenti. Alla faccia della continuità didattica!

Insomma, mentre da un lato abbiamo le famiglie che giustamente rivendicano a buon diritto la continuità didattica dei propri figli, dall’altra parte, invece, abbiamo il Miur che sembra non recepire le istanze che provengono dal basso, ma che preferisce trincerarsi tra la montagna ciclopica di leggi, commi e codicilli, che vanno a complicare la vita dei docenti. 

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