Partito Democratico promette 8 miliardi per aumenti stipendiali dei docenti, ma c’è una condizione. Fioramonti si dimise per molto meno

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Ne aveva chiesti tre di miliardi il Ministro Fioramonti per il comparto istruzione: un miliardo per l’Università e due per gli aumenti stipendiali dei docenti.

Siamo in campagna elettorale e la scuola si ritaglia il suo spazio con uno scontro sugli stipendi dei docenti, la cenerentola dell’amministrazione pubblica.

La promessa

A far partire le danze è stato il Partito Democratico che in questi giorni ha promesso un aumento degli stipendi a livelli europei.  Un impegno chiaro e una proposta subito applaudita da molti membri del partito, tra i quali anche l’ex segretario Zingaretti, nonché importanti figure parlamentari. Le destre, da canto loro, hanno criticato come “demagogica” la proposta, chiedendo (come nel caso della Lega), rispetto per la classe docente o ricordando (come nel caso di Fratelli d’Italia) che il PD è stato al Governo e che avrebbe potuto ben provvedere.

Le condizioni

che il segretario del PD sposta all’ipotetica fine della legislatura che presuppone la vittoria della coalizione di sinistra. Data limite dell’adeguamento sarebbe, quindi, il 2027.

Quanto costerebbe l’operazione proposta da Letta?

Il calcolo è stato effettuato dallo stesso segretario, tra i 6 e gli 8 miliardi.

Per capirci, 8 miliardi è la cifra tagliata al tempo della “riforma Gelmini” nel 2010. Una cifra importante che al tempo portò ad un taglio agli organico di circa 132mila unità.

La richiesta e le dimissioni di Fioramonti

La proposta del segretario pare ancor più sorprendente se confrontata con la storia recente ed in particolare con le recenti richieste dell’ex Ministro Fioramonti che aveva chiesto per restare Ministro un miliardo per l’Università e 2 miliardi per aumentare gli stipendi dei docenti con numeri a tre cifre.

Era il 2019 quando questi soldi vennero chiesti in finanziaria e costarono le sue dimissioni.

Insomma, una vera e propria sfida quella di Letta che non mancherà di suscitare un confronto acceso tra le fazioni politiche. La campagna elettorale, insomma, entra nel vivo e la scuola, se non proprio al centro, riesce a suscitare interesse e confronto.

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