Partigiani della Scuola Pubblica contro Salvini e Di Maio, mantenete le promesse elettorali sulla scuola

di redazione
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I Partigiani della Scuola Pubblica elencano le criticità, ossia l’intera legge della Buona Scuola, e chiedono al Premier Conte il rispetto del programma elettorale.

I Partigiani della Scuola Pubblica sono rimasti in trepidante attesa in questi mesi, rispetto alla formazione del nuovo Governo e alle novità che necessariamente avrebbe portato.

Ancora più atteso è stato il discorso del nuovo premier, professor Conte, il quale quasi ci ha convinti della bontà delle linee programmatiche, sciorinate con una disinvoltura a dir poco persuasiva .

Il premier però si sarà distratto ed ha “dimenticato” un qualsiasi riferimento, pure minimo, alla Scuola. Sarà stata una distrazione, una voluta dimenticanza la sua oppure un vero e proprio disinteressamento?

Alla domanda, che si sono posti in tanti, sicuramente tutti quelli che hanno contribuito con il proprio voto all’affermazione di due identità politiche che pare vogliano rappresentare il “nuovo”, è stata data una risposta chiara.

Il neo ministro Bussetti ha dichiarato la Legge 107 “un’ottima legge” e lo stesso addirittura condivide l’alternanza scuola lavoro, secondo i dettami della Buona Scuola, considerandola quasi una necessità da implementare e da rendere strutturale finanche per i classici.

In effetti rileggendo le linee programmatiche della Lega si potrà notare l’importanza che viene affidata alla formazione pratica realizzata a scuola, in modo che si possa garantire a ciascun alunno un avviamento immediato al lavoro.

Nello stesso programma risalta una figura di “docente responsabile”, che a dir poco ci impressiona, quale riferimento per alunni e colleghi, ma ci piace pensare, senza pregiudizio, che si tratti di un primus inter pares e non di un ennesimo capò.

Il Presidente del Consiglio, dopo l’iniziale “svista” riguardante la scuola, recupera e afferma addirittura che loro non sono lì per stravolgere la Buona Scuola… Ma non dovevano sostituirla con una Riforma che restituisse dignità alla Scuola?

E allora ci chiediamo in cosa ed in quale intervento questo Governo rappresenti il “nuovo”. Ricordiamo le promesse elettorali del Movimento 5Stelle, che parlava di “smantellamento” della legge 107 e della riforma del sostegno.

E ricordiamo le promesse della Lega che riconosceva i limiti della chiamata diretta ed accennava a dei correttivi, oltre a suggerire un “domicilio professionale” che ancora non abbiamo ben compreso se vada considerato come una nuova forma di esilio o l’agognato ritorno a casa per tanti docenti immobilizzati lontani dai loro affetti.
E poi considerare, come sostiene la Lega, le scuole paritarie e parentali “un imprescindibile presidio sussidiario della formazione” davvero ci costringe ravvisare uno strappo alla Costituzione, che proprio non sembra mostrare ambiguità rispetto all’argomento, lì non si legge infatti che lo Stato deve “foraggiare” la formazione privata attraverso un “buono scuola” dato alle famiglie che vedranno così garantito il “pluralismo educativo” a cui inneggiano.

Lo Stato attribuisce libertá di formazione, identificando la propria in quella che si riceve nelle scuole pubbliche. Speriamo davvero nel “nuovo” che il neo Governo dovrebbe già ravvisare nei voti ricevuti dagli insegnanti dai diversi partiti e coalizioni politiche, docenti che non hanno tollerato l’ennesimo attacco alla scuola e alla loro già bistrattata professionalità. Si spera, quindi, in una posizione di netta frattura con la legge detta Buona Scuola e con il famigerato vecchio DDL Aprea di cui in parte è figlia.

SEGUE LETTERA APERTA AL PREMIER
Lettera aperta dei Partigiani della Scuola Pubblica al Presidente del Consiglio, prof. Giuseppe Conte, e al Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, prof. Marco Bussetti,

Nell’augurarvi un buon lavoro in questo Paese devastato da 5 anni di riforme che ne hanno cambiato i connotati non certo in meglio, ci preme raccomandarvi le sorti della Scuola Pubblica, affinché sia prerogativa di questo governo del cambiamento quella di restituirla, né più e né meno che alla sua funzione costituzionale.

Il Presidente Conte, in un recente intervento, ha annunciato che non avrebbe intenzione di stravolgere la legge 107/2015, ma di risolverne le criticità.

Vorremmo a questo proposito rispondere che questa legge presenta la criticità di aver dato una finalità incostituzionale alla scuola pubblica (scusate se è poco!): assolvere ai diktat dei mercati anziché formare coscienze critiche in grado di orientarsi in un mondo in perpetuo e repentino cambiamento, formare sudditi, operai e consumatori, abituati ad obbedire senza chiedere in un mondo privo di diritti per tutti che gira intorno ai privilegi di pochi.

Una Scuola diseguale, perché tale l’ha resa la governance insindacabile di un dirigente-padrone che ha la prelazione su tutte le decisioni degli organi collegiali e viene premiato in base a quanto sia abile ad usare i propri poteri per obbligare i docenti a lavoro sommerso che invece di innalzare la qualità dell’offerta formativa degli studenti, li trasforma in strumenti per ottenere finanziamenti con cui pagare la carta per le fotocopie, mentre li costringe a rinunciare capitalizzare il tempo da destinare allo studio, all’acquisizione e al consolidamento di quelle conoscenze e competenze via, via più complesse che, sole, potrebbero aprire loro la strada per un futuro libero e dignitoso.

Cosa dire della chiamata diretta dei docenti e del bonus di merito?
Strumenti volti ad impedire la libertà di insegnamento prevista dall’art. 33 della Costituzione, per non parlare del fatto che il bonus di merito viene elargito senza alcuna trasparenza, spesso senza poter accedere agli elenchi dei destinatari ( sempre i medesimi cui vanno anche gli emolumenti spettanti per le funzioni strumentali), mentre chi lavora con profitto accanto agli studenti e ne determina veramente il successo formativo, viene mortificato e considerato un docente di serie B.

E cosa dire dell’alternanza scuola-lavoro con cui si sottraggono gli studenti alle classi per un monte-ore pari a quello di un anno scolastico o anche due (a seconda del tipo di scuola) per apprendere, nella migliore delle ipotesi, a essere sfruttati gratis, nella peggiore, ad essere privati di quelle ore di apprendimento scolastico cui mai più nella loro vita la maggioranza di loro avrà accesso?

Per non parlare del personale docente, umiliato per stipendi che, ben lungi dal consentire un’esistenza dignitosa, vengono pure rinfacciati come fossero ammortizzatori sociali, perché oggi si dà importanza solo a ciò che produce ricchezza, economia o sviluppo.
Ma quale ricchezza, economia e sviluppo può esistere senza formazione?

Se nelle realtà del nord Italia nessuno ambisce a svolgere la professione docente è perché essa purtroppo è tanto mal retribuita da non consentire di sopravvivere in realtà con un costo della vita a livelli europei e solo al sud, all’interno di un nucleo familiare con un altro reddito, la disperazione e il costo della vita consentono di aspirare ad un lavoro come questo, oggi trasfigurato in una funzione burocratica a tempo pieno.

Queste sono le criticità della legge 107/2015, almeno quelle principali, ma ne possiamo individuare quante ne vogliamo. Ancora ad esempio il dlgs 66 del 2017 una delle peggiori riforme promosse dalla legge 107: l’attacco al sostegno e alla meritoria “via italiana” al diritto allo studio per le studentesse e gli studenti disabili nelle scuola pubblica. Una riforma che taglia il personale dei docenti di sostegno alla radice e modifica l’articolo 15 della Legge 104 del 1992 perché gli alunni con disabilità non abbiano più il diritto al docente di sostegno, sulla base delle patologie accertate, come accadeva prima. Anche questo pessimo decreto va assolutamente sostituito con il ripristino della legge precedente, per restituire dignità agli studenti con disabilità e alle loro famiglie.

Chi aveva visto lontano, prima che la legge fosse esecutiva, era il compianto prof. Imposimato.

Con questa lettera vogliamo richiamare il governo nascente a questa priorità verso il futuro del Paese: definiamola pure una reazione costituzionale ad un abuso legislativo che il Movimento 5 Stelle e la Lega avevano già individuato da tempo e non avevano mancato di evidenziare nei loro programmi.

Docenti e studenti di tutta Italia hanno grandi aspettative nel governo del cambiamento, le hanno manifestate il 4 marzo, continuano a manifestarle sui social e in qualsiasi contesto e non meritano di restare delusi.

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