Parità di trattamento tra pubblico e privato? Parliamone, ma seriamente

di
ipsef

dp – Ieri il Ministro Fornero è tornato su un argomento spinoso, ha affermato la necessità di istituire parità di trattamento tra pubblico e privato. La mia impressione è che si invochi la parità solo quando si vuole togliere al pubblico. Sull’argomento interviene anche la CISL.

dp – Ieri il Ministro Fornero è tornato su un argomento spinoso, ha affermato la necessità di istituire parità di trattamento tra pubblico e privato. La mia impressione è che si invochi la parità solo quando si vuole togliere al pubblico. Sull’argomento interviene anche la CISL.

"Tenendo conto della specificità del pubblico impiego, – ha affermato ieri la Fornero – auspico che ci sia il piu possibile parità di trattamento tra lavoratori del settore privato e di quello pubblico". Ed ha voluto specificare che non necessariamente ciò si tradurrà in libertà di licenziamento, sebbene non se ne esclude la possibilità

Poi la polemica con Griffi, Ministro della PA, ed un comunciato congiunto per fuggare qualsiasi dubbio sulla comunione di intenti del Governo. I licenziamenti sono "uno strumento e non l’unico" per una amministrazione efficiente e prduttiva.

Se di parità di trattamento si deve parlare, hanno replicato ad esempio Faverin e Scrima della CISL, si parta dal rinnovo dei contratti. "Chiediamo da tempo – hanno affermato Faverin e Scrima – di rilanciare la contrattazione, come previsto dall’Intesa del 3 maggio scorso, per affrontare in quella sede i temi della spesa pubblica efficiente e della produttività". Così come "si fatica a considerare il licenziamento come opportunità" ed "E’ del tutto fori luogo ostinarsi a chiedere regole che già ci sono, alimentando la falsa idea di un settore pubblico iperprotetto".

Vogliamo parlare di carriera? La maggir parte dei pubblici dipendenti, vedi ad esempio i docenti, sono relegati ad un umiliante immobilismo lavorativo, forse è il caso di invocare parità di trattamento con molti settori del privato. E appare alquanto bizzarro, poi, invocare l’ingresso di giovani all’insegnamento, quando un docente anziano percepisce uno stipendio inferiore ad un giovane laureato in ingegneria appena inserito in una multinazionale delle telecomunicazioni.

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