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Paolo Borsellino in una Unità di Apprendimento interdisciplinare. Cosa trasmettere ai giovani

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29 anni fa Cosa Nostra compì, senza indugio, i suoi atti più vili. Una infinità di chilogrammi di tritolo seppellì, prima Falcone sotto un tratto di autostrada vicino a Capaci, in Sicilia, poi, il 19 luglio, in via D’Amelio a Palermo, sotto casa della madre, il giudice Paolo Borsellino.

Perché Paolo Giovanni furono due eroi della nostra Italia? Perché continuiamo a ricordarli? Perché è giusto e doveroso non perdere mai questa opportunità? Perché i giudici Borsellino e Falcone diedero la propria vita, che è e resta immancabilmente il dono più pregiato che si possa fare all’umanità, perché la mafia, con la circostanza sgradevole che da alcuni è ignorata (Non esiste, dicono) possa diventare ed essere è avvertita come una normalità.

Le istituzioni e le lotte

Il giudice Paolo Borsellino ha lottato ogni giorno della sua vita terrena, ogni giorno della sua vita professionale, affinché le istituzioni rimanessero indenni dall’epidemia del virus malefico della mafia. Lo ha fatto conoscendo che la sua vita era comunque a rischio, in quanto la sua presenza era divenuta più problematica per molti, talvolta anche, purtroppo, per alcune istituzioni. Nondimeno, Paolo Borsellino aveva deciso con la fermezza che lo aveva sempre contraddistinto di andare avanti, di non fermarsi mai, di non guardare e di non tornare indietro e ha ininterrottamente viaggiato tenendo sempre la testa alta.

Le sue azioni sono le azioni di molti alunni

Paolo è un eroe in quanto con le sue azioni quotidiane ha personificato qualche cosa che parifica milioni di italiani, miliardi di uomini e donne nel mondo. Ovvero quello che è il sacrosanto rispetto per le istituzioni, per la nostra casa, per le persone, per l’idea stessa di Stato. Per non parlare, poi, della stessa idea di legalità e la dichiarazione dei valori sui quali è stata edificata la nostra Carta Costituzionale. E il riferimento va ai valori di uguaglianza, rispetto per gli altri, solidarietà e l’importantissima dignità della persona.

Paolo come Diogene alla ricerca delle persone oneste

Paolo non è un eroe al di fuori dal nostro tempo. Rimane un uomo, sincero e vero, autentico nella sua onestà, con le stesse qualità e gli stessi difetti che contraddistinguono ciascuno di noi, che contraddistinguono gli altri esseri umani. Un uomo che pur nella sua fragilità e lottando con le sue numerose paure (maggiori dopo la morte di Giovanni) sorrideva sapendo di aver destato le tante coscienze oneste di questo Paese dopo un inspiegabile lungo torpore. Un uomo che, specialmente, come aveva fatto anche Falcone, era riuscito ad eliminare quelle falsità che la mafia aveva inoculato nelle menti di tante bravissime persone. Come asseriva il filosofo Diogene che ricercava, con una lanterna accesa in pieno giorno, una persona onesta tra la moltitudine di individue, così Paolo Borsellino, come aveva fatto lo stesso Giovanni Falcone, cercava di scuotere i giovani, quelli delle nostre scuole, per attivare una coscienza civica nella lotta alla mafia.

Non basta consegnare i mafiosi alla giustizia: dobbiamo costruire le coscienze

Come è a tutti noto, grazie al suo acume investigativo, grazie alla sua operazione di convincimento e a ciò che credeva fermamente, centinaia di mafiosi furono consegnati alla giustizia, restituendo all’Italia e alla Sicilia una più sincera immagine. L’immagine delle bellezze, l’immagine colorata di una Sicilia onesta, pulita. Oggi, giorno 19 di Luglio, non dobbiamo ricordare il giudice Paolo Borsellino, e di tutti quelli che sono morti per mano mafiosa. Non siamo in presenza di un rito necessario a cui non ci si può sottrarre. I Nostri alunni devono vivere il cambiamento, percepirlo sulla loro pelle. Altrimenti, anche quelli a scuola, diventano riti senza senso. Il nostro compito e di ricordare Paolo Borsellino come il modello di come non bisogna mai chinare il capo. In questo giorno, la mafia è ancora forte ed incisiva sulle coscienze e nelle famiglie (oltre che nella società) come non lo è mai stata. Dobbiamo trasmettere ai giovani in maniera particolare e con più incisività, naturalmente, la dedizione alla vita, agli uomini e allo Stato mostrataci da Paolo Borsellino e dallo stesso Giovanni Falconi.

UdA “Gli esempi contano più delle parole: educare al rispetto”

Importante, in questo senso lavorare alla costruzione di coscienze civiche e non solo attraverso l’Educazione Civica. Servono percorsi formativi e Unità di apprendimento interdisciplinare capaci di cambiare la scuola. Una Unità denominata “Gli esempi contano più delle parole: educare al rispetto” riaprono l’attenzione alle “competenze chiave e di cittadinanza”: Un eccellente esempio è fornito dall’UdA elaborata dall’Istituto Comprensivo “Don Diana” di Casal di Principe (CE) diretto con eccezionale competenza dal dirigente scolastico prof.ssa Maria Molinaro.

Uda interdisciplinare la legalita

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