Pantaleo, Flc Cgil: “eliminare le supplenze equivale ad eliminazione fisica precari”. Aumento di lavoro solo se ci sarà contrattazione

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di Eleonora Fortunato – C’è molto meno di quello che vogliono far credere, perché manca una vera visione d’insieme sui problemi della scuola. E’ questa la critica che Domenico Pantaleo rivolge alla squadra di viale Trastevere nei giorni successivi alla forte esposizione del sottosegretario Reggi sull’aumento dell’orario di servizio e il precariato.

di Eleonora Fortunato – C’è molto meno di quello che vogliono far credere, perché manca una vera visione d’insieme sui problemi della scuola. E’ questa la critica che Domenico Pantaleo rivolge alla squadra di viale Trastevere nei giorni successivi alla forte esposizione del sottosegretario Reggi sull’aumento dell’orario di servizio e il precariato.

Tutte queste dichiarazioni, anticipazioni, ritrattazioni che effetto stanno avendo sulla ‘base’?

“Un effetto non positivo: non ho paura di dire che riceviamo centinaia di lettere di lavoratori stanchi e delusi di quanto sta succedendo. Il contratto, che dovrebbe essere oggi l’unico vero tema su cui discutere visto il pauroso calo del potere d’acquisto e l’incertezza degli scatti, è offuscato da una miriade di questioni che poco hanno a che fare con il sottofinanziamento di cui la scuola è vittima dopo i tagli epocali della Gelmini, con l’urgenza dell’innovazione tecnologica e con la necessità di ridare una dignità professionale vera agli insegnanti”.

Quindi secondo lei c’è la volontà di eludere tutti questi aspetti, rinnovo del contratto in primis? Eppure al tema della valorizzazione della professione docente si sta dando molto risalto, più che in passato.

“Sì, la grande operazione mediatica avviata da questo ministro ha evidentemente lo scopo di ‘distrarre’ dai problemi reali. In primo luogo bisogna capire che gli aumenti salariali vanno dati a tutti e che per la valorizzazione dei docenti bisogna stanziare risorse aggiuntive”.

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Quindi come vi vede l’ipotesi di una riforma dello stato giuridico dei docenti?

“E’ un falso problema: tutti gli aspetti che oggi necessitano di una riflessione e di una attenzione particolare, come la valutazione, la valorizzazione della professione, possono essere raggiunti attraverso  meccanismi contrattuali, non al di fuori”.

C’è il timore di un intervento legislativo che salti il passaggio della contrattazione?

“E’ evidente che c’è un problema di metodo: si stanno saltando molti passaggi che invece in un assetto democratico sarebbero stati fondamentali. Ma quello che mi preoccupa di più è la mancanza di un disegno complessivo  della scuola: si cerca, anzi, di ignorare la complessità della scuola facendo proclami e dichiarazioni”.

Lei parla di un problema democratico, e i ‘cantieri’ allora? Non hanno soprattutto lo scopo di coinvolgere la società civile nei processi decisionali?

“Sono cantieri che costruiscono edifici dai pilastri fragili. Lo ripeto, si sta cercando di trattare con superficialità la complessità della scuola. Così non arriveremo lontano”.

Passando a parlare del precariato, come giudica l’esposizione di Reggi sull’eliminazione delle graduatorie di istituto?

“Direi che si tratta di un piano per l’eliminazione fisica dei precari! Che cosa vuol dire ‘basta con le supplenze brevi’ se poi però non si ha un piano complessivo, una progettualità vera, un disegno di reclutamento alternativo”.

Quale sarebbe il vostro?

“Siamo d’accordo con l’idea di rendere abilitante la laurea magistrale e di porre fine alla situazione attuale, in cui regna il caos assoluto. Dopo l’abilitazione deve esserci la certezza del concorso, in seguito al superamento del quale si potrà avere diritto al ruolo”.

E le persone che dopo cinque anni di formazione specifica per l’insegnamento non riuscissero a vincere un concorso che cosa dovrebbero fare? L’insegnante non è come il medico, che se non entra in ospedale apre uno studio e campa bene lo stesso…

“Naturalmente anche gli accessi alla laurea abilitante devono essere programmati sulla base del fabbisogno. Bisogna avere il coraggio di scelte coraggiose”.

Vede ancora lontano il superamento dei due organici con un unico organico funzionale per reti di scuole?
“Sì, lo vedo molto lontano. Per l’inizio del nuovo anno scolastico non ce la faranno, anche perché si parla di aumentare le ore di servizio, di tagliare di un anno le superiori”.

Lei cosa ne pensa?

“Noi siamo disponibili a discutere dell’orario, purché però lo si faccia intorno al tavolo del contratto e non in un clima di gerarchie e diffidenza. E non dimentichiamoci le altre priorità: bisogna mettere mano con urgenza alla legge Fornero perché il turn over  rischia un forte rallentamento”.

Se le cose non andranno come auspica, che scenari immagina per i prossimi settembre ottobre?

“Non conosco mezze misure: o c’è il confronto vero o ci sarà la mobilitazione. Questo governo ha la forza necessaria per un cambiamento radicale, per la chiusura di una fase e l’apertura di un’altra, quindi deve darsi da fare. Non c’è comunque da stare allegri per l’avvio del nuovo anno scolastico: tutti questi proclami avranno il sicuro effetto di frenare i dirigenti scolastici nell’assegnazione delle supplenze”.

Prevede quindi un certo stallo nelle graduatorie di istituto?

“Senz’altro: nell’incertezza delle risorse, tante scuole preferiranno arrangiarsi. Un effetto freno che inevitabilmente nuocerà anche alla didattica”.

 

 

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