Pagelle online e registri online? Quando la fantascienza diventa legge

Di Lalla
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Marco Barone – La fantascienza avrebbe come tema fondamentale l’impatto di una tecnologia per esempio sull’essere vivente e sulla società.

Marco Barone – La fantascienza avrebbe come tema fondamentale l’impatto di una tecnologia per esempio sull’essere vivente e sulla società.

La pagella online, i registri online, erano già innovazioni normate dai precedenti Ministri quale Brunetta e Gelmini, e questo governo, con la spending review, ponendosi in piena continuità con il precedente governo, altro non realizza e riprende quanto già normato e poco applicato.

Parlo di fantascienza perchè chi conosce la scuola, chi vive la scuola, chi partecipa attivamente ai processi di edificazione di una scuola degna di tal nome, è ben consapevole che non bastano due norme per rivoluzionare il funzionamento della burocrazia della e nella scuola e visto il tentativo di rendere come obbligatorie delle disposizioni figlie di una idea altamente tecnologica in un Paese arretrato come il nostro, come si può non ricondurre tale situazione in qualche trama di un romanzo di fantascienza?

Le scuole sono prive di ogni risorsa, salvo alcuni rari, anzi rarissimi casi, i computer sono inesistenti.

Lì ove esistenti, sono pochi e non moderni, e certamente in numero ridicolo per consentire la realizzazione di quanto nuovamente disposto dal governo per non parlare del fatto che esistono ancora Uffici scolastici territoriali senza siti internet come Gorizia, Isernia, Ragusa.

E se pensiamo che il tutto deve essere realizzato senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, allora è ben chiaro di cosa si parla.

Come applicare la pagella online ed il registro online? Semplice.
Costi zero per lo Stato ma non per i lavoratori e le famiglie.

Saranno i docenti che da casa con il loro PC privati rischieranno di lavorare, ancora una volta, senza riconoscimento economico alcuno e ribadisco con uno strumento privato.

Le famiglie?
Dovranno provvedere a comprare un Pc, ovvio.

Esiste però la via di mezzo.
Una via che sembra essere inevitabile per come funziona la presente società. L’intervento del capitale privato.

Un bello sponsor nelle scuole, un computer per tutti i docenti nelle scuole oppure a prezzo scontato e agevolato anche per le famiglie ed il gioco è fatto.

Con ciò non voglio affermare la mia preclusione verso l’innovazione tecnologica, ma evidenziare l’esistenza di un problema .
E’ come provvedere ad arredare una stanza vuota di proprietà statale. Lo Stato acquista le mura, ma gli arredi, per rendere vitale e funzionale la stanza, devono essere a carico di chi lavora in quella stanza, di chi con le proprie idee, emozioni e sentimenti riempe ogni giorno quelle mura.

Un Stato sociale degno di tal nome, non scaricherebbe questi costi sui lavoratori o sulle famiglie, si comporterebbe in senso contrario. Ma così non è.

Queste norme, inapplicabili per lo stato presente delle cose, dunque perché possano oggi trovare affermazione, con le risorse inesistenti o scarse a disposizione delle Istituzioni scolastiche, devono per forza di cose essere ricondotte nella via del solito profitto.

Sì è un modo per fare entrare il capitale privato nella scuola pubblica. Sì è un modo per fare lavorare di più i docenti senza riconoscimento alcuno e da casa. Sì è un modo per fare spendere più soldi alle famiglie ed incentivare il consumismo sotto la veste dell’utilitarismo sociale. Sì è un modo beffardo per creare profitto.
Ecco cosa si cela dietro la inapplicabile rivoluzione delle pagelle online e registri online con la situazione oggi esistente.

Spending review. Il risparmio passa anche attraverso la dematerializzazione

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