Pagare gli scatti ai docenti precari, è un emendamento alla Legge di Stabilità

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Tra gli emendamenti alla Legge di Stabilità ce n'è uno che vuole il pagamento degli scatti stipendiali ai docenti precari. Una proposta non nuova, che è stata ribadita anche dai tribunali e che colmerebbe la disparità di trattamento tra docenti di ruolo e docenti precari.

Tra gli emendamenti alla Legge di Stabilità ce n'è uno che vuole il pagamento degli scatti stipendiali ai docenti precari. Una proposta non nuova, che è stata ribadita anche dai tribunali e che colmerebbe la disparità di trattamento tra docenti di ruolo e docenti precari.

A presentare l'emendamento il sindacato ANIEF che in vista della sentenza della Corte di Giustizia europea che con molta probabilità obbligherà il Governo italiano ad assumere i supplenti con più di 36 mesi di servizio svolto, ma anche le differenze retributive tra personale assunto e supplenti con oltre 36 mesi di servizio svolto, chiede di colmare questa mancanza.

Secondo il sindacato è un diritto assodato, sancito da numerose sentenze dei giudici italiani, non è necessario attendere la sentenza della Corte di Giustizia europea.

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“Già i giudici di merito dei tribunali italiani – spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – hanno fornito questa interpretazione, dando ragione alla tesi sempre sostenuta dal nostro sindacato autonomo: a fronte di una sentenza come quella in arrivo dalla Corte di Giustizia Ue, il risarcimento per l’assegnazione degli scatti di anzianità non assegnati diventerà la norma. Perché nella gerarchia delle fonti normative, quando al giudice si palesa il contrasto tra norme interne e comunitarie, questi ha l'obbligo di disapplicare le prime in favore delle seconde”.

“Per questo motivo – prosegue Pacifico – anziché soccombere davanti alle corti di appello, il Governo farebbe bene a tutelarsi. Come ha già pensato di fare con lo svuotamento delle GaE, è bene che preveda un finanziamento ad hoc per sanare il mancato rispetto del principio di non discriminazione in fatto di progressioni stipendiali. "

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