Pagani chiude le scuole fino all’11 gennaio, il sindaco: “Azzardo aprirle prima di Natale” [INTERVISTA]

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A Pagani, comune in provincia di Salerno, le scuole rimarranno chiuse fino all’11 gennaio. La decisione del sindaco Raffaele De Prisco, ha destato scalpore. Il primo cittadino a Orizzonte Scuola spiega i motivi della sua decisione anche alla luce della nuova ordinanza emanata dal presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca.

“La mia ordinanza scaturisce dal fatto che la curva dei contagi non accenna a diminuire. Su 700 contagi il 30% sono alunni, docenti, personale scolastico e loro familiari. Troppi per continuare a tenere le scuole aperte. Non c’è stato, poi, la possibilità di fare un vero e proprio screening per gli alunni e i genitori”, afferma il sindaco.

Non solo: “I dirigenti scolastici, poi, hanno difficoltà a reperire i supplenti in sostituzione dei docenti in quarantena fiduciaria o perché sono positivi. Pertanto ho reputato necessario visto e considerato che non c’è una soluzione immediata di chiudere le scuole fino all’11 gennaio. Non aveva senso una chiusura a singhiozzo visto l’avvicinarsi delle feste di fine anno, meglio una soluzione drastica”.

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“Mi sono insediato da un mese e mezzo, ma sono il sindaco che chiude le scuole alla prima allerta meteo, so l’importanza della scuola e della sua valenza educativa. Se ho chiuso è perché penso davvero che sia la scelta migliore per dare stabilità al sistema”, aggiunge.

“C’è considerare, poi, che io sono il sindaco di una città con un’altissima densità abitativa, oltre 2800 abitanti per km², dunque per la mia realtà bisogna fare un ragionamento a parte, ogni ente locale decide sulla base del proprio territorio”, tiene a precisare De Prisco, che poi ribadisce: “Nessuna frizione con le Istituzioni, ma aprire le scuole prima di Natale è un azzardo. Se avessimo fatto come in Francia, tutto chiuso e le scuole aperte, forse sarei stato pure d’accordo, ma così non va bene. La verità è un’altra, le scuole sono sicure, almeno quelle del mio territorio. Il problema, però, è che studenti e docenti non è che vanno solo a scuola e poi tornano a casa. Su questo bisogna ragionare”.

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