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Pagamento TFS dopo pensione in cumulo: si applica quanto previsto per la quota 100?

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Dopo quanto tempo viene corrisposto il TFS a chi si avvale del cumulo gratuito per accedere alla pensione?

Ci sono casi in cui il TFS dei dipendenti pubblici viene erogato con molto ritardo e ben oltre i 24 mesi che solitamente attendono coloro che accedono alla pensione anticipata. Rispondiamo alla mail di un nostro lettore che ci scrive:

Sono una ex assistente amministrativo della scuola statale, nata il 21/04/1955. Dopo aver presentato domanda il 17/10/2017, con decorrenza dal 1°/9/2018, a 63 anni, ho ottenuto la pensione anticipata, con cumulo gratuito dei servizi (in base a successiva mia richiesta il 28/6/2018, voluta dall’INPS, che la valutava per me più favorevole, in sostituzione della precedente domanda del 2017) con 41 anni di contributi e 9 mesi di servizio valutati dal 01/09/1977 al 31/12/2018 (5 mesi e 1 giorno per maternità avuta nel 1976, prima dell’impiego come statale e non coincidente con il servizio nel privato), più 39 settimane di contributi per servizio di 11 mesi come collaboratrice familiare nel 1974 e 10 di contributi e tre mesi di servizio come apprendista artigiana nel 1973.

All’INPS di Cagliari un’impiegata, nel luglio 2020, ha spiegato a mio marito (da me delegato per avere informazioni sul TFS) che, avendo accettato di utilizzare il cumulo gratuito dei contributi statali  con quelli del lavoro privato (versati all’INPS), il TFS (anche se mi spetta solo per il servizio prestato come dipendente pubblico) mi sarà liquidato dopo il compimento dei 67 anni d’età, in base all’art. 1 comma 196 della legge di stabilità n. 232 dell’11/12/2016 (anche se valida solo per il triennio 2017-2019, e sostituita dalla cosiddetta Quota 100 nel 2019) e anche se nel 2018 l’età per avere la pensione di vecchiaia era di 66 anni e sette mesi.  E anche se le pensioni anticipate del 2019, in base alla modifica fatta nella cosiddetta legge “Quota 100”, possono far valere come termine di pagamento TFS dopo due anni dal compimento virtuale di versamenti pari a 41 anni e 10 mesi (se donne) maturati dopo la cessazione dal servizio come dipendente pubblico.

Dopo i solleciti per sapere quando avrei avuto il pagamento del TFS, da me inseriti fino al 1° dicembre 2020 nel sito “INPS Risponde”, mi è stato così risposto per iscritto dalla sede di Cagliari:  “Buongiorno, il suo TFS è regolarmente pervenuto e lavorato. Riceverà molto probabilmente entro il mese di dicembre. In tutti i casi le verranno corrisposti gli interessi per i giorni di ritardato pagamento.” Poi però, al sollecito inviato il 9 gennaio 2021, mi è stato risposto richiedendo ulteriore documentazione, ma, precisando telefonicamente, che l’ufficio avrebbe dovuto attenersi alle circolari INPS che indicavano di erogare il pagamento TFS non prima di 12 mesi dal compimento dei 67 anni d’età. Io credevo che le risposte date ai miei solleciti, scritti nel sito INPS RISPONDE, avessero tenuto conto che la Consulta, in premessa alla sentenza n. 159/2019, ha stabilito che “le indennità di fine rapporto comunque denominate assumono il carattere di retribuzione differita e, come tali, devono assicurare le finalità previste dall’art. 36 della Costituzione – garantire cioè al lavoratore e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. Il Tfr e le altre indennità di fine servizio, spiega così la Corte Costituzionale “si prefiggono di accompagnare il lavoratore nella delicata fase dell’uscita della vita lavorativa attiva” e sono corrisposte al momento della cessazione del servizio “allo scopo di agevolare il superamento delle difficoltà economiche che possono insorgere nel momento in cui viene meno la retribuzione”. Il TFS, cioè, è un diritto del lavoratore che non può essere erogato in perenne ritardo o usato come uno strumento politico ed economico dei governi in carica, per aggiustare ogni tre anni i conti del bilancio statale. Inoltre credevo l’INPS avesse valutato che se una dipendente della scuola avesse potuto utilizzare (per andare in pensione anticipata il 1°/09/2018) la mia stessa anzianità contributiva, ma maturata solo come dipendente statale, avrebbe ricevuto il pagamento del TFS entro dicembre 2020: e in tal caso io sarei discriminata, con il decreto del 2016, per le 49 settimane di contributi INPS valutati come dipendente privato per andare in pensione, in quanto otterrei il pagamento della prima rata TFS non prima di 12 anni + 3 mesi dal compimento dei 67 anni e cioè solo entro il 21/07/2023, dopo quasi cinque anni dal collocamento in pensione. E meno male che l’INPS nel 2018 mi ha imposto come trattamento più favorevole, per andare in pensione anticipata, il cumulo gratuito dei contributi. Devo credere a quanto comunicato verbalmente dagli impiegati dell’INPS oppure, in base alle modifiche effettuate per la cosiddetta “Quota 100”, devo prevedere il pagamento del TFS anche due anni dopo dal raggiungimento “virtuale” di 41 anni e 10 mesi di contributi “virtuali” maturati dopo la data di cessazione?

Pagamento TFS pensione in cumulo

Quanto previsto dal decreto 4/2019 è valevole soltanto per coloro che decidono di accedere alla pensione anticipata con la quota 100 ed in questo caso il TFS viene erogato in base alla tempistica più favorevole tra 12 mesi dopo il compimento dei 67 anni e 24 mesi dopo aver raggiunto i 42 anni e 10 mesi  (per le donne un anno in meno) di contributi maturati prospetticamente.

Lei, però, non ha avuto accesso alla pensione anticipata con la quota 100 ma con il cumulo gratuito.L’articolo 1, comma 196 della citata legge 232 del 2016 prevede che per i lavoratori che accedono alla pensione utilizzando il cumulo gratuito dei contributi è previsto che il TFS venga erogato solo dopo 12 mesi dal compimento dell’età “di cui all’articolo 24, comma 6, del decreto-legge 6 dicembre 2011”. Il comma 6 dell’articolo 24 della legge in questione si riferisce solo ed esclusivamente alla pensione di vecchiaia. DI fatto, quindi, per chi si avvale del cumulo gratuito dei contributi la liquidazione del TFS slitta a 12 mesi dopo il compimento dei 67 anni, che oggi costituiscono l’età di accesso alla pensione di vecchiaia.

Errata, quindi, è la risposta fornita dall’INPS Risponde ai suoi solleciti ma quanto riferito dall’istituto a suo marito delegato in sua vece risponde a verità. La quota 100, infatti, non ha apportato alcuna modifica alla normativa che regola la pensione in cumulo ma ha previsto soltanto che nel periodo di sperimentazione della quota 100 si potesse utilizzare il cumulo in questione anche per accedere a questa nuova forma di pensionamento e pertanto quanto previsto per chi si avvale della pensione con la quota 100 non è applicabile a chi si avvale, invece, della pensione con cumulo gratuito.


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