Pacifico risponde a Bussetti (Lega) “un anno perso senza fare niente e per di più con nuove critiche dall’Europa”

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Anief

comunicato –  La delusione per il leader di Anief è ancora più grande se si pensa al curriculum vitae del Ministro dell’istruzione Marco Bussetti: diplomato Isef, ex provveditore, neo dirigente scolastico. Alcuna riforma significativa e tanta propaganda inutile piuttosto che scelte coraggiose, ma soprattutto mancanza di ascolto.

“Le scuole rimangono insicure e i presidi perseguitati, mancano i medici – dichiara il presidente dell’ANIEF, Marcello Pacifico – sulla ricerca sono state sottoposte  le norme sul sistema di reclutamento in Corte di giustizia europea, sui precari della scuola sta per trasformarsi in multa la procedura d’infrazione della Commissione UE per le errate politiche sul reclutamento mentre gli ultimi concorsi ordinari risalgono a tre anni fa, la stessa proposta di legge sull’educazione civica, peraltro di iniziativa parlamentare bipartisan, non cambia niente sull’insegnamento della materia. Se questi sono gli impegni, possiamo bocciare l’attuale Ministro e la politica sulla scuola, università e ricerca del suo partito”.

“Speriamo che da dirigente scolastico faccia più fatti che parole e soprattutto che ascolti e rispetti il ruolo delle RSU, perché da ministro non ci hai mai convocati a Viale Trastevere nonostante da ex provveditore abbia incontrato i nostri referenti sindacali in regione Lombardia.

Un errore che ha commesso anche il presidente della VII Commissione del Senato, sen. Pittoni, sempre del suo stesso partito della Lega, unico tra le commissioni parlamentari a non convocare un sindacato rappresentativo, l’ANIEF, per conoscere il suo parere in un anno di legislatura, nonostante un centinaio di richieste formali, nemmeno in occasione dei diversi scioperi e manifestazioni nazionali.

Sarà stato un caso che quanto sia stato fatto su scuola, università e ricerca sia deludente? Agli elettori la risposta.

Noi continueremo a vigilare per il rispetto della nostra Costituzione, perché i politici cambiano, gli insegnanti, Ata ed educatori che rappresentiamo continuano a lavorare nelle scuole”.

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