Pacifico: il prossimo anno 100mila supplenze su posto vacante, valanga ricorsi. TFA ha valore concorsuale

di Eleonora Fortunato
ipsef

Dopo le dichiarazioni sulla scuola fatte da Renzi negli ultimi giorni il leader dell’Anief Marcello Pacifico mette i puntini sulle i tornando su due questioni centrali: precariato e possibilità di un referendum popolare qualora il Senato non dovesse intervenire sui punti del Ddl ritenuti più lesivi del profilo professionale dei docenti.

Dopo le dichiarazioni sulla scuola fatte da Renzi negli ultimi giorni il leader dell’Anief Marcello Pacifico mette i puntini sulle i tornando su due questioni centrali: precariato e possibilità di un referendum popolare qualora il Senato non dovesse intervenire sui punti del Ddl ritenuti più lesivi del profilo professionale dei docenti.

Pacifico, questo Governo il precariato della scuola lo risolve o no?

“Penso che siamo ancora ben lontani da una risoluzione del precariato nella scuola, il Governo non ha fatto un vero censimento di quanti lavoratori precari rimarranno fuori dal piano di assunzioni”.

Voi li avete contati?

“L’anno prossimo avremo comunque 100.000 supplenze al 30 giugno su posti vacanti, questo naturalmente espone il ministero a valanghe di ricorsi, poiché tutti i colleghi che potranno dimostrare di avere coperto un posto in cui non c’era un titolare da supplire, potranno andare in tribunale e chiedere la stabilizzazione e il risarcimento”.

A proposito di risarcimenti il Premier Renzi l’altra sera, ospite da Enrico Mentana, ha voluto sottolineare che la Corte di Giustizia europea non obbliga lo Stato ad assumere, ma caso mai a risarcire, quindi il merito della stabilizzazione sarebbe tutto della politica.

“Sono affermazioni che lasciano il tempo che trovano, tanto più che i giudici, per applicare la sentenza europea, continueranno a condannare il Miur nonostante questo piano straordinario di assunzioni poiché, come ho spiegato prima, non è affatto vero che dal prossimo anno non ci saranno più precari”.

Sulla questione TFA il Presidente del Consiglio ha chiarito che il titolo non ha valore concorsuale, mentre voi avete sempre sostenuto il contrario.

“Il titolo degli abilitati TFA ha valore concorsuale in virtù dell’esame di Stato finale con cui è stato conseguito, quindi non vale né più né meno del titolo SSIS o dei corsi abilitanti di sei mesi che negli anni scorsi hanno dato accesso alle Gae. Lo stesso ragionamento, naturalmente, si può fare per gli abilitati PAS: è vero che non hanno sostenuto un esame selettivo in ingresso, ma anche loro hanno sostenuto l’esame di Stato. Il Governo dovrà presto rispondere di tutte queste disparità di trattamento che portano fuori dalle Gae più di 100mila persone”.

Veniamo agli altri punti che contestate, primo tra tutti i ‘superpoteri’ ai presidi.

“Che dire, nessuno si è spinto tanto in là, solo Mussolini nel 1923 aveva provato a fare qualcosa di simile. La nostra opinione è che questo scavalcamento delle graduatorie rappresenta la negazione del merito, rinnegando il principio della selezione e della comparazione dei titoli, per abbracciare una logica clientelare e nepotistica. Ad ogni modo penso che questo punto della riforma non avrà vita facile: ricordo che già la Regione Lombardia aveva provato a fare qualcosa di simile ma aveva dovuto arrendersi di fronte alla sentenza di incostituzionalità del Consiglio di Stato”.

Renzi potrebbe decidere di riscrivere anche quest’altro pezzo della Costituzione.

“Lo faccia, ma non creda che i cittadini italiani staranno a guardare. E’ riuscito a portare in piazza 600mila insegnanti, e ricordo che Berlinguer si era dimesso da ministro per molto meno”.

200 milioni per il merito però li hanno stanziati.

“E’ uno stanziamento che perde di efficacia se pensiamo che l’indennità di vacanza contrattuale è bloccata fino al 2018 e che gli stipendi sono quattro punti sotto l’inflazione. In compenso il preside potrà disporre di un gruzzoletto di 25mila euro e distribuirlo come vuole lui”.

Che valore pensa si debba dare alla battuta del premier sul sindacato unico?

“Questo è un Governo a cui il pluralismo di idee non interessa, non lo ritiene un valore. Noi pensiamo esattamente il contrario, e l’abbiamo dimostrato con gli scioperi e le manifestazioni”.

Come finirà col blocco degli scrutini? Andrete fino in fondo?

“Sì, rispetteremo le norme sulle classi terminali, ma mentre il Senato voterà questa riforma, le scuole ritarderanno tutte le loro operazioni di chiusura anno. Se non basterà andremo nei tribunali, cosicché si possa assumere chiunque abbia 36 mesi di servizio su posto disponibile. E’ una battaglia di civiltà, la scuola è di tutti”.

Quali cambiamenti al testo del Ddl adesso in discussione al Senato potrebbero farvi cambiare idea? Alla Camera di modifiche ce ne sono state tante, alcune delle quali significative.

“Il testo è nato a Palazzo Chigi e gli spazi di manovra alla Camera sono stati ridotti, almeno per i punti che ci stanno più a cuore. L’idea di fondo del preside padrone per noi è davvero inaccettabile. Ad ogni modo aspettiamo il testo finale, se non ci andrà ancora bene, valuteremo la possibilità di raccogliere le firme per un referendum popolare”.

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