Pacifico, ANIEF: prosegue la battaglia per il ripristino degli scatti di stipendio ai neo-assunti. Prime sentenze a giugno 2014

di redazione
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di Eleonora Fortunato – “Non è possibile assumere docenti in ruolo e continuare a trattarli da precari”. Dopo l’interpretazione penalizzante dell’Aran (per i neoimmessi in ruolo niente scatti per otto anni), Anief è sempre più certa che i tribunali del lavoro faranno giustizia. A inizio della prossima estate i primi pronunciamenti. Pacifico ribadisce: “Il meccanismo dell’invarianza finanziaria crea discriminazioni tra lavoratori che svolgono le stesse mansioni e operano nello stesso comparto della Pubblica Amministrazione, perciò è anticostituzionale”.

di Eleonora Fortunato – “Non è possibile assumere docenti in ruolo e continuare a trattarli da precari”. Dopo l’interpretazione penalizzante dell’Aran (per i neoimmessi in ruolo niente scatti per otto anni), Anief è sempre più certa che i tribunali del lavoro faranno giustizia. A inizio della prossima estate i primi pronunciamenti. Pacifico ribadisce: “Il meccanismo dell’invarianza finanziaria crea discriminazioni tra lavoratori che svolgono le stesse mansioni e operano nello stesso comparto della Pubblica Amministrazione, perciò è anticostituzionale”.

"Una delle più brutte pagine del sindacalismo italiano”: con queste parole Marcello Pacifico, presidente Anief, nell’estate 2011 stigmatizzava l’accordo tra i principali sindacati della scuola e il Governo per lo sblocco delle assunzioni su posti vacanti e disponibili in cambio dell’assorbimento del primo gradone nel secondo, che di fatto blocca per ben otto anni gli scatti di stipendio ai neoassunti dal 1° settembre 2010. “Prendiamo atto che il meccanismo dell’invarianza finanziaria non è applicabile al comparto scuola dopo che l’Unione europea ha riconosciuto il diritto agli scatti maturati durante gli anni del precariato. Questo è stato confermato da centinaia di sentenze di primo grado e, in alcuni casi, anche già in appello”. A chi va la responsabilità della sua introduzione? “Ce la prendiamo soprattutto con i quattro sindacati unitari, Cisl, Uil, Snals-Confsal e Gilda, che il 4 agosto 2011 hanno firmato l’accordo.  Una vera doccia fredda (ancora di più perché retroattiva di un anno) per i tantissimi neo-assunti che avevano vagheggiato il primo scatto dopo tre anni”. 

Dall’altra parte si sostiene che senza invarianza finanziaria sarà sempre più difficile procedere a nuove immissioni in ruolo: “Non è una affermazione credibile, già 67.000 assunzioni rappresentano una goccia nel mare a fronte dei 25.000 posti liberi all’anno creati dai pensionamenti della legge Fornero. Noi come Anief ci batteremo per la disapplicazione della norma sull’invarianza, e i quattro sindacati che l’hanno avallata dovranno rendere conto ai loro iscritti della loro scelta”. Gli iscritti Anief, invece, nutrono speranze fondate sul fatto che “sia un contratto sia una norma di legge possono essere disapplicati dal giudice se si accerta che si trovano in contrasto con una direttiva sovranazionale”.

“Purtroppo – continua Pacifico – non si è tenuto in alcun conto delle indicazioni comunitarie incluse nella direttiva 1999/70/CE, facendo prevalere le logiche dell’invarianza finanziaria come principio imperativo. Questo significa una cosa sola, cioè negare la parità del trattamento stipendiale a dipendenti che lavorano nello stesso comparto della pubblica amministrazione”. ‘Puniti’, insomma, perché assunti in anni di crisi economica. “L’Anief non può accettare questa iniquità ed è convinta che il tribunale restituirà giustizia a chi oggi teme che il suo stipendio possa restare fermo per ben otto anni consecutivi”.

Una perdita economica significativa con l’inflazione di questi anni e un livello stipendiale tra i più bassi dell’area OCSE. “L’invarianza finanziaria è un meccanismo sbagliato nelle premesse, ma anche e soprattutto perché, lo ribadisco, crea delle discriminazioni di fatto tra lavoratori che svolgono le stesse mansioni . A inevitabili disparità di trattamento andranno incontro, per esempio, i neoassunti dal concorsone”. In pratica è come se il datore di lavoro, in questo caso il Miur, facesse delle discriminazioni tra i suoi dipendenti che svolgono lo stesso lavoro e hanno firmato lo stesso tipo di contratto: “Non è possibile immettere in ruolo e continuare a trattare da precari”, sintetizza ancora meglio Pacifico. Che tempi prevedete? “Contiamo entro l’inizio di giugno di poter avere i primi responsi dai tribunali del lavoro”.

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